venerdì 18 Settembre 2026

Elezioni in Russia, urne aperte da oggi a domenica: Putin cerca il consenso tra apatia e seggi nei territori occupati

Di La Sintesi Online
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(Adnkronos) –
La Russia al volo per le elezioni per la Duma. Da oggi, venerdì 18 settembre, a domenica il paese è chiamato alle urne. In un contesto del tutto privo di candidati indipendenti, competizione reale e osservatori neutrali in grado di verificare la regolarità del voto o dei sistemi elettronici, la consultazione con ogni probabilità trasformerà nell’ennesima conferma del potere di . La formula dei tre giorni consecutivi di voto, introdotta negli ultimi anni e ormai standardizzata dal Cremlino, viene impiegata per facilitare l’affluenza sia fisica sia tramite il sistema di voto elettronico esteso a gran parte delle regioni. 

 

Il voto determinerà la distribuzione di 20.700 parlamentari e delle cariche direttive. Si prevede che Russia Unita di Putin consoliderà il suo controllo sul parlamento, che detiene da 23 anni, affiancata da una manciata di partiti di opposizione nominali che votano regolarmente con il Cremlino sulle questioni più importanti.  

Nel suo messaggio alla nazione trasmesso sulle televisioni di Stato, Putin ha cercato di mobilitare un elettorato visibilmente apatico, facendo leva su un sentimento patriottico sempre più debole per legittimare le operazioni militari sul fronte ucraino. Gli esperti ipotizzano che questo appello alla nazionale possa fare da apripista a un nuovo di mobilitazione militare. Le votazioni si svolgeranno anche nei occupati dell’Ucraina annessi da Mosca: Donbass, Kherson e Zaporizhzhia. 

Nonostante la prevedibilità dell’esito, le prime elezioni della Duma dall’invasione su vasta scala dell’Ucraina nel 2022 si svolgono sullo sfondo di una guerra che, un tempo lontana per molti russi, si insinua sempre più nella vita quotidiana. Durante l’estate, sciami di droni ucraini hanno colpito raffinerie petrolifere, fabbriche e centri logistici in tutta la Federazione, mentre i sondaggi hanno evidenziato una crescente ansia per l’andamento dei combattimenti e per ciò che potrebbe ancora accadere. 

 

Sebbene le forze di opposizione all’estero e l’unico partito contrario alla guerra rimasto in patria, Yabloko, abbiano invitato i cittadini a recarsi seggi per invalidare le schede e segnalare il proprio dissenso, la risposta della popolazione resta gelida. Secondo le rilevazioni del di ricerca indipendente Levada, appena il 28% dei cittadini intendeva partecipare, mentre ben il 66% ignorava persino le date della consultazione. 

Tra coloro che hanno scelto di astenersi, il 41% ritiene il proprio voto del tutto irrilevante per gli esiti finale e il 24% denuncia la mancanza di garanzie democratiche. L’assenza di interesse ha contagiato gli stessi protagonisti della campagna: a Ryazan, la tv pubblica Rossiya 1 è stata costretta ad annullare per due giorni consecutivi i dibattiti elettorali poiché nessun candidato si è presentato in studio. 

La consultazione servirà a rinnovare i 450 seggi della Duma di Stato, metà assegnati con sistema proporzionale e metà tramite collegi uninominali, oltre ai governatori di diverse regioni e alle assemblee locali. 

Russia Unita parte con la certezza di blindare la maggioranza costituzionale detenuta nella uscente. Ad affiancarla sulla scheda elettorale vi sono il Partito Comunista, i Liberaldemocratici, Russia Giusta e Nuova Gente. È stata invece esclusa dal voto di lista la formazione di opposizione Yabloko, a seguito di un pronunciamento della Corte Suprema. 

Sui candidati uninominali si è scatenata una dura selezione amministrativa: ben 36 esponenti critici sono stati estromessi dalla competizione. Come rilevato dal portale indipendente Vyorstka, 17 candidature sono state respinte a causa di vecchie citazioni di Aleksei Navalny nei propri contenuti online, mentre altri 7 politici sono stati incriminati per aver condiviso link a piattaforme social vietate dal regime. 

La progressiva contrazione degli spazi di agibilità politica è un in atto da anni. Come osserva la politologa Ekaterina Schulmann, l’offerta elettorale si è drasticamente ridotta. Nell’ decennio i partiti riconosciuti sono passati da 75 a 17 ed è stato reintrodotto l’obbligo di raccogliere 200mila firme per le sole forze non rappresentate nel parlamento uscente. E sono crollate del 20% la presentazione delle candidature dal 2022 a oggi. 

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