lunedì 2 Novembre 2026

Caso arbitri, pm Monza chiede archiviazione per Rocchi su ‘bussate’ in sala Var

Di La Sintesi Online
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(Adnkronos) –
La Procura di Monza ha inoltrato all’Ufficio Gip richiesta di nell’inchiesta sulle cosiddette ‘bussate’ alla sala di Lissone, uno dei filoni dell’indagine degli arbitri, con l’ipotesi di sportiva, già archiviata a Milano. Quattro gli indagati per cui si chiede l’archiviazione: l’ex designatore arbitrale Gianluca Rocchi, Gervasoni e gli ex varisti Luigi Nasca e Rodolfo Di Vuolo.
 

Diversi gli episodi che vedevano interessati l’allora designatore arbitrale e supervisore Rocchi, Gervasoni (supervisore degli ufficiali di gara addetti alla sala Var), Nasca e Di Vuolo (entrambi arbitri addetti alla sala Var) questi ultimi “quali presunti destinatari di indebite interferenze finalizzate ad alterare le decisioni arbitrali” nel corso della partita di calcio tra Inter e Verona del 6 gennaio 2024 “per non aver richiamato l’ufficiale di campo Fabbri in seguito a un fallo di gioco” di un calciatore della squadra di ai danni di un avversario in occasione della rete del 2-1 in favore dell’Inter. Le ipotesi provvisorie riguardano per Nasca e Di Vuolo, “la mancata raccomandazione di una on field review nell’azione che precedette la rete del 2-1″; per Rocchi, il preteso condizionamento dell’addetto Var Paterna in Udinese-Parma” del primo marzo e due designazioni riguardanti l’Inter; per Gervasoni, invece, “il preteso condizionamento dell’addetto Var Nasca in Salernitana-Modena dell’8 marzo 2025”. La Procura di Monza ritiene che la nozione di “‘atto fraudolento’ non coincida con qualsiasi violazione di una regola sportiva o organizzativa. La frode richiede un quid pluris di artificiosità, inganno, dissimulazione o strumentale idoneo a incidere sul corretto svolgimento della competizione al fine di alterarlo”. Diversamente, ogni arbitrale, diventerebbe materia penale “con una sovrapposizione incompatibile con il principio di offensività tra illecito sportivo, responsabilità tecnica e delitto”. 

“Gli atti di indagine forniscono un quadro di criticità istituzionali e organizzative nel settore arbitrale -si legge nella nota del procuratore di Monza Claudio Gittardi-, segnato da interne, contrapposizioni sulla governance, perplessità sulla regolamentazione della sala Var e rischi derivanti dalla promiscuità dei rapporti tra organi arbitrali, federazione e società calcistiche. Tali profili possono – al limite ed eventualmente – assumere rilievo in altre sedi, disciplinare, regolamentare o -sportivo, ma non risultano sufficienti a fondare l’esercizio dell’azione penale per frode sportiva”.
 

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