La tre giorni elettorale si conclude con la riaffermazione di Vladimir Putin. I primi dati attribuiscono a Russia Unita il 49,4% dei voti, in linea con le consultazioni del 2021. Staccato al 14,2% il Partito Comunista, in un contesto privo di un’opposizione contraria al conflitto. Il leader di Yabloko, Nikolai Rybakov — la cui lista è stata esclusa —, ha votato a San Pietroburgo annullando la scheda con la scritta «per la pace». La presidenza elettorale ha inoltre denunciato oltre un migliaio di attacchi informatici ai sistemi di voto.
La capitale sotto attacco e il nodo delle ritorsioni
L’esito delle urne è stato accompagnato da una pioggia di droni e missili ucraini su Mosca. Colpito l’impianto petrolifero di Kapotnya: il bilancio è di due morti, circa venti feriti e trenta voli dirottati dagli scali della capitale. Se per Kiev l’attacco punta a mostrare ai russi il costo della guerra, il comando di Mosca dichiara di aver intercettato oltre millenovecento droni e preannuncia nuove ritorsioni sulle infrastrutture di Kiev e Odessa.
I canali diplomatici sull’asse Washington-Kiev
Sul piano diplomatico, Volodymyr Zelensky ha annunciato un imminente incontro con Donald Trump a margine dell’Assemblea Generale dell’ONU a New York per discutere le garanzie di sicurezza e le prospettive di de-escalation.





