Che la politica viaggiasse sui social era fatto noto, ma che un vicepremier e ministro degli Esteri riuscisse a farsi travolgere in poche ore da una valanga di meme e parodie per un riprovevole “manuale della buona moglie” rappresenta un record difficile da eguagliare. Il tentativo di Antonio Tajani di tracciare un parallelo tra la serietà dei partiti e l’abbigliamento femminile — contrapponendo la ragazza vistosa all’usato sicuro in gonna lunga — si è trasformato in un boomerang devastante. Nell’era dell’istantaneità digitale, la rete non ha perdonato: fotomontaggi in minigonna, sfottò virali e l’onnipresente reazione della politica dem e riformista hanno spinto il caso ben oltre i confini del dibattito nostrano, oscurando persino la diplomazia economica che il ministro stava portando avanti oltreoceano.
La marcia indietro da New York e la crepa nel partito
Pressato dall’imbarazzo generale e dai malumori interni al suo stesso partito — dove più d’uno ha additato il contrasto tra questa morale d’altri tempi e la svolta liberale predicata da Marina Berlusconi — il titolare della Farnesina ha dovuto capitolare direttamente dal palazzo delle Nazioni Unite. «Mi scuso se qualcuno si è sentito offeso, le mie parole sono state totalmente fraintese», ha dichiarato l’esponente di Forza Italia, cercando affannosamente di spostare l’attenzione sulle nomine di ambasciatrici in contesti complessi. Una pezza diplomatica che fatica a nascondere il danno d’immagine: mentre la premier predica pragmatismo e parità, la sua maggioranza continua a cadere sui fondamentali della comunicazione, regalando all’opposizione l’ennesima riprova di un’arretratezza culturale che nessun comunicato stampa riuscirà a cancellare.





