mercoledì 23 Settembre 2026
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Il risiko bancario: crea una concentrazione del 38% degli sportelli nelle cinque regioni chiave. Allarme per l’antitrust, che prende tempo

LaSintesi.online riprende l’inchiesta sull’OPAS. Difficilmente arriverà una decisione definitiva prima dell’assemblea degli azionisti di MPS del 29 ottobre. Intanto l’Antitrust valuta l’ipotesi di accorpare i tre procedimenti relativi alle acquisizioni

Di Redazione
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Riparte l’inchiesta della redazione Economia e Finanza di LaSintesi.online sull’ di Intesa Sanpaolo su Banca Monte dei Paschi di Siena. Tra luglio e agosto abbiamo seguito il potere e il credito, ricostruito il gruppo finanziario che nascerebbe dall’operazione, il rapporto con il debito pubblico e con il risparmio degli italiani, le partecipazioni strategiche, il ruolo del Governo, il salvataggio pubblico di MPS, la storia e l’ della banca senese, il valore riconosciuto agli azionisti, il lavoro, la rete commerciale, le filiali e i territori. Undici articoli che potete rileggere qui.

Ci eravamo lasciati chiedendo alle autorità italiane ed europee di pronunciarsi su un’operazione sulla quale, fino ai primi giorni di agosto, non risultavano ancora avviati controlli o istruttorie di dare risposte alle questioni che avevamo sollevato. Oggi apriamo un nuovo ciclo dell’inchiesta, ma prima ricostruiamo ciò che è accaduto nei circa quarantacinque giorni successivi alla conclusione della precedente. Nei prossimi giorni entreremo invece nel merito delle criticità finite sotto la lente dell’Antitrust, dei numeri e dei prospetti dell’operazione, dei calcoli che ne determinano il valore, delle quotazioni azionarie e della reazione dei mercati alle diverse offerte, per capire quali nuovi equilibri potrebbero produrre le operazioni che nel frattempo si sono aggiunte all’OPAS di Intesa su MPS.

Partiamo dai giorni che precedevano Ferragosto, quando l’Antitrust, quasi in punta di piedi, aveva avviato il confronto con Intesa e richiesto la documentazione necessaria per iniziare le proprie . Poi, il 21 agosto, è stata la stessa MPS a sorprendere il mercato e Intesa annunciando due OPS, una su Banco BPM e l’altra su Banca Generali. Operazioni che qualcuno aveva interpretato come una semplice risposta difensiva all’OPAS di Intesa, una lettura contraddetta da quanto appreso da LaSintesi.online da funzionari MPS: il aveva iniziato a prendere forma già nel 2025, per poi essere ampliato e strutturato nel primo semestre del 2026, in continuità con la linea industriale espansiva seguita dal Monte e dal suo management negli ultimi anni.

Ricostruzione che trova anche un preciso riscontro documentale nel dossier successivamente trasmesso da MPS alla Consob. Tra gli atti compare infatti una mail del 7 giugno, il giorno precedente all’annuncio dell’OPAS di Intesa, relativa alle interlocuzioni tra MPS e Banco BPM sul progetto di aggregazione. Anche l’operazione Banca Generali si inserisce nella medesima strategia, con l’obiettivo di rafforzare le attività a maggiore redditività e il wealth management costruito attraverso Mediobanca.

Il 26 agosto, Intesa porta la questione davanti alla Consob con un esposto di una trentina di pagine. Nel mirino finiscono le due OPS di MPS, le modalità con cui sono state comunicate al mercato e soprattutto l’applicazione della passivity rule. Secondo la tesi di Intesa, operazioni capaci di interferire con un’OPAS già in corso avrebbero dovuto ottenere preventivamente il via degli azionisti, anziché essere deliberate dal Consiglio e sottoposte all’assemblea oltre due mesi più tardi.

Consob non ha dichiarato illegittime le due offerte, ma il ricorso di Intesa all’Autorità, appena cinque giorni dopo l’annuncio, mostra quanto l’offerente ritenesse le operazioni del Monte capaci di incidere sull’intero progetto di acquisizione e sugli equilibri dell’OPAS già in corso.

Intesa si è trovata così ad aver scelto come bersaglio una banca tutt’altro che ferma ad aspettare il proprio compratore, ma già impegnata in un proprio progetto di espansione. L’acquisizione di Banco BPM porterebbe nel gruppo senese circa 1.400 sportelli e milioni di clienti. Banca Generali aggiungerebbe invece uno dei principali operatori italiani nel private banking e nella gestione patrimoniale.

Con la presa in carico formale delle tre operazioni da parte dell’Antitrust e il chiarimento che le OPS di MPS su Banco BPM e Banca Generali non verrebbero automaticamente meno in caso di acquisizione del Monte da parte di Intesa, l’analisi si complica notevolmente. L’avanzamento di una delle tre operazioni prima delle altre modificherebbe infatti il perimetro sottoposto all’esame dell’Autorità e, di conseguenza, i livelli di concentrazione nei diversi mercati territoriali e gli stessi parametri sui quali l’AGCM sta misurando gli effetti delle altre operazioni.

L’OPS di MPS su Banca Generali rende ancora più complesso l’intreccio azionario al centro dell’operazione. Il Monte punta, infatti, ad acquisire la banca controllata dal gruppo Generali e, allo stesso tempo, attraverso Mediobanca detiene indirettamente il 13,35% di . A questo si aggiunge la partecipazione diretta del 3,13% detenuta dalla stessa Intesa Sanpaolo nel gruppo assicurativo.

In questo quadro assume particolare rilievo la posizione espressa da Generali il 27 agosto. Di fronte all’OPS lanciata da MPS su Banca Generali, la ha precisato che l’offerta non era stata sollecitata né preventivamente concordata, ma si è dichiarata disponibile a valutarla, aprendo anche alla prospettiva di una più ampia industriale. Una disponibilità che segna un atteggiamento diverso rispetto alle tensioni che avevano accompagnato l’ipotesi di un ingresso di Intesa nella catena di controllo che, attraverso MPS e Mediobanca, conduce a Generali.

Anche la cessione a Unipol e il successivo conferimento a BPER delle 635 filiali potrebbero non essere più sufficienti. Se MPS arrivasse all’acquisizione dopo avere incorporato Banco BPM e Banca Generali, l’Antitrust si troverebbe infatti davanti a un gruppo molto più grande di quello sul quale Intesa aveva costruito i propri calcoli.

Per avere almeno una misura del cambiamento abbiamo preso in esame Lombardia, Veneto, Emilia-Romagna, e Piemonte, cinque regioni nelle quali le reti coinvolte hanno una presenza particolarmente rilevante. Complessivamente vi operano circa 10.570 sportelli bancari.

Oggi Intesa ne conta 1.109, poco più del 10,5%. UniCredit, presa come termine di confronto con l’altro grande gruppo bancario nazionale, nelle stesse regioni dispone di circa 1.184 filiali, l’11,2%. Due presenze, dunque, sostanzialmente comparabili.

In questo scenario, sommando a Intesa le reti di MPS, Banco BPM, Mediobanca Premier e Banca Generali si arriverebbe a 2.959 sportelli: circa il 28% dell’intera rete bancaria delle cinque regioni. Quasi tre volte la presenza che Intesa ha oggi e circa due volte e mezzo quella di UniCredit.

Se si giunge anche BPER, già indicata da Intesa come destinataria delle cessioni delle filiali in esubero, nelle stesse cinque regioni possiede già 1.038 sportelli. Sommando quindi le reti che potrebbero finire sotto il controllo di Intesa e quella chiamata ad assorbire le cessioni, si arriva a 3.997 filiali: il 37,8% di tutti gli sportelli presenti nei territori esaminati, non è naturalmente una quota attribuibile a Intesa: le banche coinvolte sono oggi soggetti distinti e le operazioni non sono ancora perfezionate. Ma il dato fotografa la dimensione del fenomeno su cui dovrà lavorare l’Autorità: quasi quattro sportelli su dieci, nelle cinque regioni considerate, appartengono a banche direttamente coinvolte nelle acquisizioni o nelle successive cessioni.

Questi dati riguardano soltanto il numero degli sportelli, lasciando fuori dalla simulazione raccolta, impieghi, credito, risparmio amministrato e gestito, capacità distributiva, investment banking e assicurazioni. Ed è proprio su quest’ultimo fronte che tornano in scena Unipol e Generali, due protagonisti del mercato assicurativo coinvolti nelle operazioni che potrebbero aggiungere un ulteriore livello di concentrazione.

Anche alla luce di numeri come questi assume un significato molto concreto la richiesta formulata da Intesa all’Antitrust di valutare alcuni mercati su scala nazionale anziché locale. Una diversa dimensione geografica dell’analisi avrebbe infatti l’effetto di diluire il peso delle sovrapposizioni che emergono con maggiore evidenza osservando province e regioni.

E dopo le eventuali correzioni imposte dall’Antitrust si aprirebbe la domanda forse più difficile: a chi cedere le filiali e le relative attività finanziarie e assicurative?

Bisognerebbe trovare altri istituti concorrenti che abbiano interesse a espandersi, capacità di acquistare quelle reti e, soprattutto, spazio sufficiente nei territori interessati per farlo senza creare nuove concentrazioni.

Più grande diventasse MPS, prima o dopo l’acquisizione da parte di Intesa, e qualora quest’ultima riuscisse a completare l’OPAS, tanto maggiore sarebbe ciò che riuscirebbe a conquistare; ma altrettanto grande diventerebbe il problema da risolvere davanti all’Antitrust. Intesa potrebbe comprare molto più di quanto aveva previsto e ritrovarsi, proprio per questo, a dover cedere molto più di quanto aveva programmato. È questa la prossima partita che potrebbe trasformare il risiko bancario in un boomerang per Intesa.

Proprio per queste complicazioni, secondo quanto rivelato a LaSintesi.online da una fonte molto vicina all’Antitrust, difficilmente l’Autorità assumerà una decisione definitiva su una delle tre operazioni prima del 29 ottobre, giorno fissato da MPS per l’assemblea straordinaria dei soci, chiamata ad approvare le deleghe necessarie agli aumenti di capitale a servizio delle acquisizioni.

Solo dopo quel voto e in caso di via libera dell’assemblea alle acquisizioni, secondo la stessa fonte, l’Antitrust potrebbe decidere di accorpare i tre procedimenti e analizzarli congiuntamente, valutando i numeri che il nuovo perimetro complessivo produrrebbe in termini di raccolta, impieghi, quote territoriali, wealth management e attività assicurative.

Nei prossimi giorni l’inchiesta di LaSintesi.online entrerà nel cuore delle criticità finite sotto la lente dell’Antitrust: dai mercati nei quali l’Autorità ha individuato le sovrapposizioni più sensibili ai numeri dell’offerta, dai prospetti e dai calcoli che ne determinano il valore fino alle quotazioni azionarie e alla reazione dei mercati. E sarà proprio incrociando questi dati che proveremo a capire dove si concentra il rischio maggiore dell’operazione e quali passaggi potrebbero ancora cambiare il destino dell’OPAS Intesa-MPS.

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