I centomila di Piazza del Popolo diventano il trampolino di lancio per lo scontro frontale tra la Cgil e il governo Meloni. A chiusura della manifestazione della “Via Maestra”, il segretario generale Maurizio Landini ha proclamato lo sciopero generale per il prossimo 20 novembre, formalizzando una mobilitazione nazionale che punta a bloccare il Paese e a rimettere al centro del dibattito politico le emergenze economiche e sociali trascurate dall’esecutivo.
Dall’aumento delle bollette al carovita, dal blocco dei salari al definanziamento della sanità pubblica, il leader della Cgil ha tratteggiato il quadro di un’Italia allo stremo. «Bisogna evitare che il Paese vada a sbattere. Il governo e il Parlamento debbano imparare ad ascoltare chi tiene in piedi il Paese con il proprio lavoro», ha scandito Landini dal palco romano.
L’attacco alla Manovra: “14 miliardi in armi, ma servono sanità e rinnovabili”
L’affondo più duro ha riguardato le anticipazioni sulla prossima legge di bilancio. Senza diplomazia, il segretario della Cgil ha bocciato l’impianto dei conti pubblici: «Per quello che vediamo finora, fa abbastanza schifo. L’unica cosa chiara sono i 14 miliardi che si spenderanno in armi, ma non è quello di cui abbiamo bisogno».
Landini ha contapposto alla spesa militare la necessità di un’imposta straordinaria sui grandi patrimoni per finanziare i servizi essenziali e la transizione ecologica. La proposta del sindacato prevede un contributo di solidarietà dell’1% sui patrimoni netti superiori ai 2 milioni di euro, misura che permetterebbe di ricavare circa 25 miliardi di euro da destinare immediatamente a sanità, scuola e politiche abitative. Tra le priorità avanzate figurano anche una riforma fiscale progressiva e un piano straordinario per l’autonomia energetica basato sulle fonti rinnovabili.
Difesa della Costituzione e convergenza del Campo Largo
Nel suo intervento, Landini ha allargato il perimetro della contestazione alle riforme istituzionali promosse dalla maggioranza, ravvisando nel progetto di riscrittura della legge elettorale e dell’assetto statale il tentativo di superare l’impianto della carta costituzionale: «Quando parlano di Terza Repubblica hanno in testa di cancellare la nostra Costituzione. Ma noi non ci rinunceremo mai».
Sotto il palco della manifestazione si è ritrovato al completo anche il vertice delle opposizioni. Presenti i leader del centrosinistra Elly Schlein, Nicola Fratoianni e Angelo Bonelli, oltre a Giuseppe Conte posizionato tra la folla. La data del 20 novembre segna ora il punto di verifica per la tenuta del fronte sociale e politico contro le scelte economiche della maggioranza.





