martedì 27 Ottobre 2026

Flávio Bolsonaro è fuggito dal Brasile. «È in volo verso gli Stati Uniti»

Il primogenito dell'ex presidente braccato dai giudici: passaporti ritirati su ordine del magistrato de Moraes e blitz alla frontiera di Puerto Iguazú. Nel mirino i sospetti finanziamenti illegali Usa e gli interessi americani sulle risorse minerarie strategiche del Paese

Di Redazione
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A soli due giorni dal trionfo elettorale di Luiz Inácio Lula da Silva, il Brasile sprofonda in uno spy thriller ad altissima tensione diplomatica e giudiziaria. La Corte Suprema ha calato la scure sul clan dell’ex presidente, mentre sui media locali e internazionali si rincorrono voci sempre più insistenti sulla fuga clamorosa dal Paese di Flávio Bolsonaro, primogenito di Jair e senatore della .

Secondo quanto rivelato dal quotidiano Folha de S.Paulo, la cerchia più stretta della famiglia avrebbe appreso dell’espatrio clandestino del parlamentare verso l’Argentina, propedeutico a un volo privato Gulfstream diretto negli Stati Uniti in partenza da Puerto Iguazú. Sebbene il suo portavoce abbia smentito le indiscrezioni e il tracciamento aereo mostri un velivolo fermo nello scalo argentino, la Polizia Federale brasiliana ha avviato controlli e perquisizioni a tappeto lungo tutti i valichi di frontiera. I passaporti di Flávio Bolsonaro sono stati ufficialmente annullati dopo il mancato deposito dei documenti richiesti dalla Magistratura: «Non esiste alcuna registrazione formale della sua uscita dal Paese», filtrano fonti investigative.

Le mani degli Usa e di J.D. sulle brasiliane

Mentre il giudice Alexandre de Moraes ha notificato al senatore il divieto formale di espatrio nell’ambito di due inchieste per riciclaggio e finanziamenti illeciti, a far tremare i palazzi della diplomazia mondiale è l’indagine parallela aperta dal magistrato della Corte Suprema Flávio Dino. Al centro dell’ c’è il presunto afflusso di e consulenze illegali arrivate dagli Stati Uniti per sostenere la del clan conservatore.

Il capitolo più rovente riguarda direttamente la rete conservatrice americana Rockbridge, cofondata dal vicepresidente degli Stati Uniti J.D. Vance. I magistrati brasiliani intendono accertare se dietro il supporto politico e mediatico fornito a Bolsonaro si nascondessero ingenti interessi economici sulle terre rare del Brasile — patrimonio minerario tra i più ricchi al mondo e risorsa cruciale per l’industria tecnologica globale nella sfida tra Washington e Pechino.

La guerra degli algoritmi e la resa dei conti sui social

L’inchiesta giudiziaria non risparmia neppure i colossi della Silicon Valley. La magistratura brasiliana intende fare piena luce sulle presunte manipolazioni intenzionali degli algoritmi sui social network. Durante la tesissima campagna elettorale, lo di Lula ha più volte accusato piattaforme come Meta e X di aver sistematicamente penalizzato i contenuti della sinistra e oscurato i messaggi del presidente eletto, favorendo la macchina della propaganda bolsonarista.

In un da resa dei conti finale, mentre i sostenitori di Lula festeggiano la riconquista della democrazia, l’opposizione rifiuta di riconoscere il verdetto delle urne denunciando presunti brogli. Ma con l’ex presidente Jair ai domiciliari per il tentato del 2022 e il figlio Flávio braccato dalle autorità alle porte dell’Argentina, il bolsonarismo si trova ora a un passo dal baratro giudiziario.

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