mercoledì 28 Ottobre 2026

Ribaltone allo scrutinio, Netanyahu: avanti al 50% delle schede. E Trump esulta: «Salvato grazie a me»

primi dati reali ribaltano i pronostici della notte: la coalizione del premier vola a 56 seggi contro i 49 del fronte di Eisenkot. L'analisi dell'attivista Margalit sfonda il muro delle opposizioni: «Gli arabi restano fuori da ogni governo». Il tycoon rivendica il ribaltone su Truth: «Dalla sconfitta certa al trionfo»

Di Redazione
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Le proiezioni della notte vengono spazzate via dal peso dei voti reali. Con lo scrutinio giunto esattamente al 50,1% delle schede, le elezioni generali in Israele regalano un colpo di scena sulle sorti di Benjamin Netanyahu. Secondo le cifre ufficiali diffuse dalla Commissione elettorale centrale, la coalizione di governo guidata dal premier uscente compie una rimonta che lo proietta in testa con 56 seggi alla , staccando nettamente il “Change bloc” di Gadi Eisenkot, che scivola a quota 49 seggi.

I arabi, accreditati di un boom storico agli exit poll, attestano la propria rappresentanza a 15 seggi parziali. Un quadro in continua evoluzione dove la maggioranza di 61 seggi resta ancora un miraggio per entrambi i poli, ma che incanala la partita su un binario nettamente favorevole al premier uscente.

L’analisi di Margalit: “Rimonta clamorosa, arabi tagliati fuori”

L’andamento dello scrutinio trasforma il clima politico a Gerusalemme e Tel Aviv. Ai microfoni dell’agenzia Dire, l’ consigliere comunale di Gerusalemme e per la Meir Margalit parla apertamente di «una rimonta clamorosa di Benjamin Netanyahu», evidenziando l’impatto tattico del voto reale alle rilevazioni della vigilia.

Margalit traccia anche una linea invalicabile sul futuro delle trattative di palazzo: quale che sia il verdetto finale dei conteggi, per le formazioni della minoranza araba non ci sarà spazio nelle stanze del potere. «Qualunque siano i risultati definitivi delle elezioni, i non avranno alcun ruolo in un nuovo governo», chiarisce l’animatore dell’Ono Academic College, spegnendo le speranze del fronte alternativo di costruire un esecutivo di svolta appoggiandosi sui voti arabo-israeliani.

Il trionfalismo di Trump: “Senza il mio endorsement era K.O.”

A incassare il dividendo politico del parziale ribaltone è Donald Trump. Con un post apparso sui propri canali Truth, il presidente degli Stati Uniti ha celebrato il cambio di rotta rivendicando il merito diretto della tenuta di Netanyahu: «Quando il presidente Trump ha espresso il suo sostegno a Bibi Netanyahu, la situazione è completamente cambiata. Quella che sembrava una sconfitta per un Grande Primo Ministro appare essere un’insperata rimonta che ha portato a una fase di stallo, se non a una vittoria per Netanyahu».

Nel suo consueto stile in terza persona, il leader della Bianca ha poi ribadito il proprio ruolo di grande tessitore nell’area: «Tutto è successo dopo il sostegno del presidente Trump, che vuole solo il bene del , di Israele e degli Stati Uniti d’America».

Mentre lo spoglio prosegue ad alta tensione per conteggiare il restante 50% delle schede — inclusi i voti dei soldati al fronte e i plichi delle doppie buste — l’incubo della sconfitta immediata per Bibi sembra allontanarsi, lasciando spazio a un serratissimo braccio di ferro per conquistare gli ultimi seggi decisivi.

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