mercoledì 28 Ottobre 2026

Flávio Bolsonaro in fuga negli Usa grazie al passaporto italiano concesso dal Governo Meloni

I figli del clan hanno ottenuto il passaporto tricolore nel 2023 sotto l'esecutivo di centrodestra: una mossa diplomatica pensata per stringere relazioni commerciali con il Brasile. Il paradosso italiano: scorciatoia per i discendenti d'oltreoceano mentre milioni di giovani nati e cresciuti nel Paese attendono anni per un documento

Di Redazione
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Lo spy thriller della fuga di verso gli Stati Uniti fa saltare per aria i palazzi della politica romana e trascina il governo al centro di una diplomatica ed etica. Mentre la Polizia Federale brasiliana ha annullato i passaporti sudamericani del braccato dalla giustizia, a garantirgli la libertà di movimento internazionale è proprio il concesso sotto l’esecutivo guidato da Giorgia Meloni nel 2023.

Una concessione arrivata nell’ambito di una precisa strategia di politica estera: la scelta di velocizzare le pratiche per i Bolsonaro è stata infatti una mossa diplomatica per rafforzare i legami strategici con il Brasile, in un momento storico ed economico in cui per l’Italia era vitale spalancare le porte a nuovi sbocchi commerciali e relazioni d’affari con le potenze del Sud America. Una corsia preferenziale concessa a una delle dinastie più controverse d’ che oggi si rivela un clamoroso boomerang per Roma.

Il paradosso dello Ius Sanguinis: privilegi ai latitanti, porte chiuse a chi vive e lavora in Italia

A fare da cornice a questa vicenda è l’etica e profonda contraddizione della legislazione italiana in materia di cittadinanza. In Italia vige inamovibile il principio dello “ius sanguinis”, secondo cui si viene riconosciuti cittadini alla nascita solo se figli di italiani. Una norma che permette a chiunque dimostri di avere un avo o un trisnonno emigrato un secolo fa — come nel caso del clan Bolsonaro — di ottenere la cittadinanza in tempi rapidi e senza ostacoli burocratici, anche senza aver mai parlato la lingua o vissuto un solo giorno nel Paese.

Il paradosso esplode se confrontato con la realtà quotidiana: in Italia vivono centinaia di migliaia di cittadini di origine straniera nati sul territorio, cresciuti nelle scuole italiane, o lavoratori che pagano le da decenni, costretti a districarsi in procedure estenuanti, interminabili e farraginose pur di vedere riconosciuti i propri diritti fondamentali.

Il precedente di Eduardo e lo sberleffo dal

Questo privilegio normativo, trasformato in strumento d’incidente diplomatico dal governo Meloni, era già stato ostentato con arroganza all’interno della famiglia. Già l’11 ottobre scorso, dopo essere stato condannato a 4 anni e 2 mesi di carcere per coazione giudiziaria, il fratello Eduardo Bolsonaro aveva sbandierato in video il passaporto italiano dalla sua villa di , in Texas, sfidando il magistrato supremo Alexandre de Moraes a chiedere l’annullamento del documento alle autorità di Roma.

Oggi, con Flávio Bolsonaro in fuga verso gli Stati Uniti grazie al lasciapassare fornito dal ministero dell’Interno italiano, la scelta tattica del governo Meloni si trasforma in un caso imbarazzante: un passaporto concesso per fare affari con il Brasile è diventato il salvagente perfetto per sottrarsi alla giustizia.

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