L’illusione del sorpasso guidato dall’opposizione è durata poche ore. Man mano che lo spoglio avanza, la realtà dei numeri smantella le proiezioni della notte e fa piombare Israele in un caos istituzionale totale. Il Likud di Benjamin Netanyahu e i suoi alleati salgono a 54 seggi, staccando nettamente il “Change bloc” dell’ex generale Gadi Eisenkot, che si ferma a quota 49. Con la maggioranza di 61 seggi lontanissima per entrambi gli schieramenti, l’ago della bilancia torna a essere il peso della componente arabo-israeliana: Lista Comune e Ra’am incassano ben 17 seggi complessivi, rispettivamente 11 e 6. Una forza dirompente che paralizza il quadro politico, mentre resta l’incognita delle 600mila “doppie buste” composte da soldati, riservisti, detenuti e sanitari, il cui conteggio potrebbe stravolgere ancora una volta gli equilibri.
Lo strappo di Golan: “Basta razzismo, accordo subito con gli arabi”
L’incredibile exploit dei partiti arabi trasforma il fronte di opposizione in una polveriera. Se le ali conservatrici guidate da Naftali Bennett e dal “falco” Avigdor Liberman mettono il veto su qualsiasi dialogo con la Lista Comune, ad alzare la voce è il leader dei Democratici Yair Golan. L’ex numero due dell’esercito rompe i tabù storici della Knesset e lancia l’appello sui social invocando coraggio, leadership e chiedendo di fermare la divisione razzista orchestrata da Netanyahu tra voti ebraici ed arabi per formare un governo di svolta insieme alla rappresentanza araba. Una sponda raccolta immediatamente dal leader della Lista Comune Yousef Jabareen, pronto a far valere il proprio peso politico per cacciare la destra di Netanyahu, Ben-Gvir e Smotrich, mentre il deputato Offer Cassif evidenzia come un ritorno alle urne rappresenterebbe solo l’ennesimo regalo al premier uscente.
Terrore sui mercati e l’ombra di Trump: Borsa in picchiata a Tel Aviv
Il vicolo cieco politico sta già bruciando miliardi e scatenando il panico nella finanza. La Borsa di Tel Aviv ha reagito al rebus elettorale con un tracollo verticale: l’indice TA 125 cede il 3%, il TA 35 il 2,5%, mentre il comparto dei servizi finanziari e assicurativi precipita del 6,3%, accompagnato da una forte svalutazione dello shekel sul dollaro. Sullo sfondo restano tre strade impervie: un governo di Unità Nazionale tra Netanyahu ed Eisenkot sponsorizzato ufficiosamente da Donald Trump per isolare i coloni radicali ma considerato un suicidio politico dall’opposizione, un patto sbarrato dalle ali moderate con i partiti arabi, oppure il ritorno immediato alle urne dove Netanyahu scommetterebbe sulla delusione dell’elettorato arabo.

