Il bancomat prediletto dal governo Meloni per far quadrare i conti della finanziaria è rappresentato senza appello dai pensionati italiani. Attraverso il blocco della rivalutazione automatica degli assegni rispetto all’inflazione, l’esecutivo sottrae alla previdenza la cifra monstre di 14,25 miliardi di euro nell’arco dei prossimi dieci anni. Un taglio permanente e strutturale che colpisce la fascia della popolazione più fragile a fronte di un irrisorio bonus una tantum da 300 euro. A completare il quadro dell’abbandono degli anziani concorre la scure calata sul fondo per la non autosufficienza, ridotto drasticamente da 250 a 136 milioni di euro, sancendo il disimpegno dello Stato nei confronti di chi ha bisogno di cure continue.
La demolizione dell’istruzione pubblica e il taglio delle cattedre
Se gli anziani pagano il prezzo più alto sul fronte previdenziale, il mondo della scuola subisce un vero e proprio ridimensionamento autoritario. La manovra prevede la soppressione di 4.925 posti da docente e di 2.049 unità di personale ATA a partire dall’anno scolastico 2027-2028, cancellando quasi 7mila posti di lavoro in un settore già allo stremo. Una sforbiciata vergognosa che si accompagna al dimezzamento dei finanziamenti destinati alla messa in sicurezza sismica degli edifici scolastici e pubblici, ridotti a soli 30 milioni di euro l’anno nel biennio 2027-2028, lasciando studenti ed insegnanti esposti a rischi strutturali inaccettabili.
Lo smantellamento della sanità pubblica a favore delle cliniche private
Il disegno di spoliazione dei servizi universali colpisce in modo chirurgico il diritto alla salute. Mentre ai pronto soccorso e agli ospedali pubblici vengono lasciati appena 138 milioni di euro liberi da vincoli per fronteggiare l’inflazione, il governo stanzia 1,6 miliardi di euro a favore della sanità privata accreditata. Il tetto di spesa per l’acquisto di prestazioni dalle strutture sanitarie private viene ulteriormente innalzato, istituzionalizzando il saccheggio delle risorse pubbliche per alimentare il profitto dei privati, costringendo milioni di cittadini a pagare di tasca propria o a rinunciare definitivamente alle cure mediche.
La farsa fiscale e i regali ai ricchi pagati dalle famiglie
La compensazione di questi tagli feroci serve a finanziare regali di facciata e interventi di favore per le fasce più abbienti. La tanto sbandierata riduzione dell’Irpef al 33% per i redditi compresi tra 28mila e 55mila euro è una misura cosmetica e a termine, valida esclusivamente per l’anno 2027 e priva di coperture strutturali per il futuro, avvantaggiando in proporzione chi guadagna di più. A ciò si aggiunge la stangata differita sulle spalle delle famiglie: per coprire i miliardi destinati alle imprese energivore, il governo attingerà nel biennio 2029-2030 direttamente dalla componente Asos delle bollette elettriche, prelevando risorse dai fondi destinati alle energie rinnovabili e scaricando i costi sui bilanci domestici degli italiani.

