La scelta di fare cassa sulla pelle dell’istruzione pubblica trasforma la legge di Bilancio in un vero e proprio campo di battaglia sociale. La cancellazione di ben settemila posti di lavoro — suddivisi tra cinquemila docenti e duemila unità del personale ATA tra tecnici, amministrativi e collaboratori scolastici — ha provocato la sollevazione immediata di tutto il mondo della scuola, già prostrato dalle sforbiciate degli anni precedenti.
La risposta delle piazze non si è fatta attendere. La Rete degli Studenti Medi ha annunciato uno stato di mobilitazione permanente contro quello che definisce uno «scempio senza precedenti e un insulto al futuro delle nuove generazioni». Come confermato dalla coordinatrice nazionale Angela Verrecchia, i giovani torneranno a paralizzare le principali città italiane il prossimo 20 novembre con uno sciopero generale e cortei diffusi in tutto il Paese.
Fronte sindacale unito: «Smantellata la pubblica per favorire le private»
Dura e senza appello la condanna arrivata dalle organizzazioni sindacali di categoria, pronte a dare battaglia durante l’iter di conversione parlamentare del testo. La segretaria della Cisl Scuola, Ivana Barbacci, ha chiesto l’immediato e integrale ritiro della norma, mentre Gianna Fracassi (Flc Cgil) ha sollevato il velo sulla disparità di trattamento contenuta nel provvedimento: «La scuola statale viene smantellata ma le private continuano a godere di provvidenze pubbliche».
Un allarme rilanciato con forza anche da Gilda e Anief, che sottolineano il controsenso istituzionale di definanziare il principale presidio educativo del Paese proprio mentre le cronache raccontano una drammatica escalation di violenza giovanile nelle periferie urbane.
L’allarme dei presidi e l’indignazione delle famiglie
Le ripercussioni operative dei tagli suscitano grande apprensione tra chi governa quotidianamente gli istituti scolastici. Matteo Croce, dirigente del liceo “Danilo Dolci” di Palermo, evidenzia il rischio concreto di compromettere la sicurezza e l’inclusione didattica: «Le parole sono superflue, già ora il nostro organico è ai minimi termini. Soprattutto quell’organico di potenziamento che aveva consentito a tanti nostri alunni di recuperare le lacune frutto di problematiche legate al contesto sociale e familiare, alunni che certamente non possono permettersi insegnanti a pagamento. Tagliare poi il personale Ata può causare seri problemi sulla vigilanza e sulla sicurezza dei nostri ragazzi».
Al fianco degli studenti scendono in strada anche le associazioni dei genitori. Laura Trucchia, in rappresentanza del Coordinamento Genitori Democratici, accusa l’esecutivo di voler soffocare la funzione civile della scuola pubblica: «Noi madri e padri siamo scesi in strada accanto agli studenti e siamo sgomenti e indignati per le risposte che il governo ha dato ai nostri giovani: criminalizzazione, repressione e smantellamento sistematico della scuola pubblica, nell’assoluta indifferenza per l’edilizia scolastica fatiscente, mentre il calo demografico viene strumentalizzato per lasciare invariate le classi pollaio a tutto vantaggio delle paritarie private».

