Un’ondata di voti democratici si è abbattuta sulle elezioni di Midterm, trasformando Donald Trump in un presidente “anatra zoppa” completamente privo del controllo del Congresso. I dati consolidati all’alba confermano una netta inversione di tendenza nei rapporti di forza istituzionali di Washington: alla Camera dei Rappresentanti i Democratici hanno superato la soglia critica dei 218 seggi, strappando distretti strategici in Pennsylvania, Carolina del Nord, Kentucky e Iowa.
Il colpo decisivo è arrivato al Senato, dove i dem hanno guadagnato almeno cinque seggi alla maggioranza uscente, prendendo il controllo assoluto dell’aula e azzerando i margini di manovra dell’amministrazione federale. A spingere l’elettorato verso il voto punitivo contro i conservatori sono stati il forte malcontento per l’aumento del costo della vita, l’impatto dell’inflazione, le tensioni geopolitiche e i dubbi sulle politiche commerciali, che hanno sgretolato il consenso repubblicano nei distretti suburbani.
La caduta delle roccaforti in Texas, Kansas, Ohio e Georgia
A sbalordire gli analisti politici è stato il crollo di storiche roccaforti repubblicane rimaste inespugnabili per decenni. In Texas, il democratico James Talarico ha sconfitto il procuratore generale Ken Paxton, riportando al partito un seggio al Senato che mancava dal 1988, mentre Gina Hinojosa ha battuto il governatore Greg Abbott, diventando la prima donna latina alla guida dello Stato. In Kansas, il pastore metodista Adam Hamilton ha compiuto un’impresa storica strappando il seggio senatorio all’uscente Roger Marshall per la prima volta in quasi un secolo.
Sorte analoga si è registrata in Ohio, dove Sherrod Brown ha conquistato la corsa al Senato contro Jon Husted e la democratica Amy Acton ha superato il candidato sostenuto dalla Casa Bianca, Vivek Ramaswamy, per la carica di governatore. In Georgia, l’ex sindaca di Atlanta Keisha Lance Bottoms — sostenuta attivamente dai comizi dell’ex presidente Barack Obama — ha battuto il miliardario repubblicano Rick Jackson, diventando la prima donna afroamericana alla guida dello Stato e riportando la Georgia ai dem dopo quasi trent’anni. La giornata ha visto anche l’affermazione di Deb Haaland come prima donna nativa americana alla guida del Nuovo Messico e l’ingresso al Congresso di Melat Kiros in Colorado, prima rappresentante della Generazione Z.
La replica di Trump: dal dialogo formale al “VETO” sui social
Di fronte alla certezza dei risultati, Donald Trump ha cercato di mantenere una posizione istituzionale al New York Post, dichiarando: “Sono assolutamente disposto ad accettare questi risultati. Collaboreremo con i Democratici e, sapete, non vediamo l’ora di lavorare con loro. Probabilmente troveremo un accordo”.
La reale intenzione del Tycoon è emersa tuttavia poche ore dopo sulla sua piattaforma Truth Social, dove ha pubblicato l’immagine di un berretto da baseball rosso con la scritta “VETO” in lettere bianche. Una conferma diretta di quanto annunciato alla vigilia: l’uso sistematico del potere di veto presidenziale per affossare qualsiasi provvedimento licenziato da un Congresso a trazione democratica, inaugurando una fase di scontro e paralisi istituzionale a Washington.

