La minaccia d’attacco abbandona le corsie degli ospedali e i banchi frigo della grande distribuzione per puntare direttamente alle rotte dei cieli civili. Il volo EI402 della compagnia irlandese Aer Lingus, decollato da Dublino e atteso all’aeroporto di Roma-Fiumicino per le 10:30, è diventato il centro di una drammatica operazione di sicurezza aerea mentre sorvolava i cieli transalpini. A seguito di una segnalazione anonima su una presunta bomba a bordo, la difesa aerea di Parigi ha fatto decollare d’urgenza i propri caccia per intercettare l’Airbus A320 nell’area di Chartres, scortandolo fino alla base militare di Évreux, in Normandia.
A bordo dell’aeromobile 151 passeggeri e 6 membri dell’equipaggio, fatti evacuare a terra in una zona isolata dell’aviosuperficie militare per consentire l’intervento immediato degli artificieri e delle squadre specializzate nell’inattivazione di ordigni. Quasi in contemporanea, l’Aeronautica Militare Italiana ha dovuto alzare in volo i propri caccia intercettori per scortare in uno spazio aereo blindato un volo Finnair in arrivo da Helsinki e diretto a Fiumicino, atterrato tra le procedure di bonifica e le perquisizioni d’urgenza in pista a Roma.
La scia di falsi allarmi e l’ombra di un’azione coordinata di guerra ibrida
L’incidente del volo Dublino-Roma non è una tragica fatalità isolata, ma si inserisce in un quadro ben più vasto e inquietante di attacchi sistemici che nelle ultime ore stanno paralizzando i cieli europei. Situazioni analoghe hanno costretto all’atterraggio forzato tre aerei di linea in Bulgaria e un volo commerciale a Bruxelles, tutti presi di mira da segnalazioni anonime sul traffico aereo. Una catena che segue a ruota i fatti di martedì scorso, quando almeno sette aeromobili – di cui quattro della compagnia low cost Ryanair, compresi due diretti a Fiumicino e uno evacuato a Murcia – sono stati costretti alle manovre di scorta d’emergenza.
Di fronte a una raffica costante di minacce informatiche e segnalazioni incrociate capaci di bloccare interi hub internazionali, far decollare la flotta di caccia della NATO e mandare in tilt i protocolli di sicurezza nazionali, le autorità di sicurezza dell’Unione Europea cercano ora di dare risposta all’interrogativo più grave: dietro questo effetto domino di allarmi bomba non si nasconde la trovata di qualche mitomane, ma una campagna coordinata di guerra ibrida e terrorismo psicologico progettata per saggiare la capacità di risposta delle difese occidentali e diffondere il panico tra la popolazione.

