venerdì 6 Novembre 2026

Trump non si arrende dopo la sconfitta alle midterm: «Elezioni truccate»

Il presidente americano attacca il sistema di voto e prepara il blitz finale prima dell'insediamento del Congresso a maggioranza democratica: 1.500 miliardi per la difesa, decreti sui migranti e scontro sulle nomine alla Corte Suprema

Di Redazione
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Donald Trump torna ad attaccare il sistema elettorale americano a poche ore dalla sconfitta dei Repubblicani alle elezioni di metà mandato. Il presidente punta a sfruttare le ultime settimane prima del 3 gennaio 2027, giorno in cui si insedierà il nuovo Congresso a maggioranza democratica. Questo periodo di transizione, definito nel gergo politico americano lame-duck sprint (lo scatto dell’anatra zoppa), vedrà la Casa Bianca impegnata ad approvare il maggior numero possibile di provvedimenti prima di perdere il delle Camere.

L’attacco dallo Ovale sulle elezioni

La tensione resta altissima a Washington. Parlando direttamente con i giornalisti nello Studio Ovale, il presidente ha rilanciato le sue accuse sulla tenuta del sistema di voto negli Stati Uniti sostenendo che «le nostre elezioni sono così truccate, non avete idea». Si tratta di un affondo generico sulla del sistema che richiama la retorica dei suoi ultimi comizi e conferma la ferma volontà del tycoon di non cedere terreno agli avversari politici prima del di maggioranza a Capitol Hill.

e immigrazione: i della Casa Bianca

La prima emergenza riguarda la spesa militare. Il Pentagono e la presidenza spingono per una manovra da 1.500 miliardi di , una cifra che trova però una forte opposizione sia tra le file dei Democratici sia all’interno dello stesso Partito Repubblicano. Di fronte al veto del Congresso, la Casa Bianca sta già studiando un taglio da 400 miliardi e lavora a un piano di riserva da 1.100 miliardi, anche se l’esito più probabile resta un accordo d’emergenza bipartisan attorno 100 miliardi di dollari per coprire le scadenze belliche imminenti.

Sul fronte dell’immigrazione la strategia punta sui poteri esecutivi della presidenza. I consiglieri di Trump stanno già elaborando decreti e ordini diretti con l’obiettivo di aggirare completamente il Congresso e blindare la stretta sulle frontiere prima del 3 gennaio.

La sfida sulle alla Corte Suprema

L’ultimo capitolo riguarda la composizione della magistratura federale. I Repubblicani stanno valutando la possibilità di convincere uno dei due giudici ultra-conservatori vicini alla pensione, Samuel Alito o Clarence Thomas, a rassegnare le dimissioni nelle prossime settimane per consentire a Trump una nomina lampo.

Tuttavia Alito ha già fatto sapere di non essere intenzionato a fare alcun passo indietro. Una scelta che chiude di fatto la finestra a disposizione dei Repubblicani: dal 3 gennaio 2027, con il passaggio formale del Senato ai Democratici, Trump perderà la possibilità di far confermare magistrati sia al massimo tribunale americano sia in qualsiasi altra corte federale.

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