Mentre prosegue la faticosa caccia alle risorse finanziarie per coprire i tagli a scuola, sanità e pensioni — al centro delle recenti mobilitazioni sindacali e studentesche —, la legge di bilancio varata dal Consiglio dei ministri fissa un nuovo primato per la spesa militare italiana. Secondo l’analisi svolta dall’Osservatorio Milex sulle tabelle allegate alla manovra, per la prima volta la previsione di spesa per il riarmo supererà i 40 miliardi di euro all’anno (40 miliardi e 44 milioni per la precisione), raggiungendo l’1,7% del Pil con una crescita del 18% rispetto al 2026.
I dati evidenziano un incremento diretto di circa 6,5 miliardi solo nel bilancio del Ministero della Difesa, che da solo sfiora i 39 miliardi di euro, in linea con il percorso di progressivo riarmo promesso dall’esecutivo.
Il balzo dei costi per gli armamenti e il nodo cacciabombardieri
A fare da volano al bilancio sono le risorse destinate all’acquisto di nuove armi. Le spese per investimenti in sistemi d’arma all’interno del solo dicastero della Difesa salgono da 9,9 a 13,5 miliardi di euro (+37%). Sommando i fondi stanziati dal Ministero delle Imprese e del Made in Italy — pari a 3,69 miliardi —, il costo complessivo per le nuove armi tocca i 17,2 miliardi di euro, arrivando a coprire da solo il 43% dell’intera spesa militare nazionale.
Nel computo complessivo stilato da Milex rientrano inoltre i 1,45 miliardi destinati alle missioni internazionali gestiti dal Ministero dell’Economia (+22,6%) e la quota di spesa pensionistica militare a carico dell’Inps, stimata in 4,2 miliardi. Particolare tensione politica si registra sui decreti per le acquisizioni presentati al Parlamento dal ministro Guido Crosetto, tra cui spicca la richiesta per l’acquisto di ulteriori 25 cacciabombardieri F-35 oltre ai 90 già previsti, per un impegno pari a 7,3 miliardi di dollari nei prossimi 13 anni, di cui 1,2 miliardi concentrati solo nel prossimo triennio.
L’attacco di M5S e Avs: «Fondi sottratti al Paese per fare gli affari delle lobby»
I dati pubblicati dall’osservatorio hanno provocato la dura reazione delle forze di opposizione in Parlamento. I deputati del Movimento 5 Stelle Arnaldo Lomuti e Bruno Marton hanno duramente contestato l’operazione sugli F-35 sostenendo che nei decreti inviati al parlamento sull’acquisizione di armamenti dal ministro della Difesa Crosetto, ce n’è uno che è il più atteso e folle di tutti: riguarda l’acquisto di altri 25 cacciabombardieri F35 oltre ai 90 previsti.
Ancora più duro l’affondo di Peppe De Cristofaro, presidente del gruppo Misto al Senato per Alleanza Verdi e Sinistra, che ha accusato la premier osservando che mentre imperversa la crisi economica, Meloni fa il più grande aumento della spesa militare. De Cristofaro ha inoltre definito grave la denuncia dell’osservatorio sulla mancata presentazione del Documento programmatico pluriennale della Difesa, che per legge doveva essere presentato in Parlamento in primavera mentre a oggi non è ancora stato presentato, concludendo che gli investimenti per la difesa e le armi non portano crescita economica, fanno fare affari solo alle lobby degli armamenti.

