È la giornata della donna. La deputata M5s Chiara Appendino propone una riflessione: “Immaginate un presidente del Consiglio uomo. Il ritratto del maschio di potere che decide per tutti. Guardatelo mentre cancella l’Opzione donna…mentre dice no al congedo paritario…mentre boccia il salario minimo, sapendo che le prime vittime del lavoro povero, in Italia, sono proprio le donne. Cosa diremmo di lui? Semplice: diremmo che è un maschilista”. E continua: “Ora aprite gli occhi e guardate in faccia la realtà, perché tutte queste cose le ha fatte Giorgia Meloni…Lei è lo scudo rosa che permette a questo governo di essere feroce contro le donne”.
Giorgia Meloni e tutti i suoi ‘no’
Come darle torto. La leader di Fdi è la prima premier donna, ma di iniziative per le donne non se ne vedono. Anzi, sembra quasi voglia remare contro alla parità di genere. Tanto che, proprio alla vigilia dell’8 marzo, è stato depositato in Parlamento un decreto legislativo volto all’abolizione delle consigliere regionali di parità – il cui ruolo è quello di occuparsi delle segnalazioni sulla discriminazione femminile sul luogo di lavoro. Non sempre funzionano e dunque la risposta dell’Esecutivo è quella di costituire un’unica struttura ministeriale a Roma. “Ma ci saranno anche nuove sezioni che subentreranno alle consigliere”, coordinate da questo organismo. L’ha garantito la consigliera Filomena D’Antini.
Passiamo poi al congedo paritario – lo ricorda Il Fatto Quotidiano, in una lunga lista –, soppresso alla Camera con 137 voti, perché la Ragioneria ha sostenuto che mancano le coperture per garantirlo. A nulla è servita la richiesta delle opposizioni di aspettare ancora per riuscire a trovarle. La proposta di legge – che ci avrebbe aiutato ad allinearci con gli altri Paesi Ue – prevedeva cinque mesi di congedo anche per i padri. Inclusi i non sposati o a partita Iva.
Come dimenticare poi i giri pindarici sul reato di femminicidio – introdotto dal mese di luglio 2025, ma senza accompagnare il provvedimento con lo stanziamento di risorse, necessario per le campagne di sensibilizzazione – e sul ddl stupro. Per quest’ultimo sembrava che Meloni e Schlein fossero sulla stessa lunghezza d’onda. Introduceva per la prima volta il sacrosanto concetto di “consenso” – nel rispetto della Convenzione di Istanbul –. Ma il 25 novembre è arrivato lo stop dopo il primo sì di Montecitorio. Giulia Bongiorno, relatrice leghista a Palazzo Madama, modifica il testo e sostituisce la parola “consenso” con “quando è stato espresso dissenso”. Chissà come farà una ragazza – o un ragazzo – che perde i sensi a dire chiaramente ‘no’.
Non si comprende poi la paura della maggioranza di inserire l’educazione sessuale nelle scuole, tanto da spingere il Ministro Giuseppe Valditara a proporre addirittura un ddl – che ha ottenuto il primo via libera dalla Camera – per vietarla negli istituti primari. Oltre a imporre il consenso dei genitori nelle scuole secondarie.
Sempre Il Fatto ricorda infine il ddl Caregiver, approvato dal Consiglio dei Ministri, che però non riconosce la figura del caregiver familiare come lavoratore. Inoltre prevede massimo 1.200 euro trimestrali per chi assiste una persona con disabilità grave per almeno 91 ore settimanali, quindi 13 ore al giorno. Solo con limite di reddito di 3mila euro annui e un Isee sotto i 15mila euro. In sostanza, 10 euro al giorno per un cittadino che riesce a malapena a lavorare. In Italia l’80% dei caregiver sono donne, lo dicono le statistiche.
A cura di Maria Vittoria Ciocci
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