lunedì 15 Giugno 2026

Mici, gastroenterologo: “Aderenza a terapie fondamentale per evitare complicanze”

Da La Sintesi Online
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(Adnkronos) – “I pazienti affetti da malattie infiammatorie croniche intestinali (Mici), più di frequente, riferiscono i loro come bisogni insoddisfatti e il fatto che questi, una volta iniziata una , spariscono il più in fretta possibile. Ci sono, infatti, dei sintomi molto particolari, che impediscono al di condurre la propria vita come l’urgenza evacuativa, il dolore addominale e la stanchezza. Inoltre, si tratta di malattie caratterizzate da un impatto notevole sulla qualità e il paziente vorrebbe che la propria migliorasse”. Così Alessandro Armuzzi – presidente eletto della European Crohn’s and colitis organisation – Ecco, professore di Gastroenterologia e direttore Ibd unit presso Humanitas research hospital, Rozzano (Mi) e Humanitas university, Pieve Emanuele (Mi), all’evento di presentazione della campagna ‘Colite ulcerosa, Io esco’, che da due anni offre pazienti, ai loro caregiver e ai professionisti che operano nei centri specializzati, una piattaforma di e dialogo per capire come gestire al meglio la e trasformare questa esperienza da peso denso di fatica a bagaglio di risorse individuali e collettive.  

“L’aderenza terapeutica, poi, è altresì un aspetto molto importante, in quanto è essenziale non interrompere un percorso già iniziato perché si tratta di malattie croniche che, se lasciate a se stesse, progrediscono verso il danno intestinale e le complicanze – spiega – Gli esiti misurabili sono molto importanti, oggi, sia nel concetto di medicina moderna, ma anche in un contesto economico: si misura l’esito per vedere l’efficacia di un intervento. L’esito sintomatologico è voluto non solo dai pazienti, ma anche dai in quanto il paziente sta male e inizia un percorso per poi stare bene. Ad impattare molto, ad esempio, è l’urgenza evacuativa, la paura di dover andare in bagno in continuazione e come esito è anch’esso un punto molto importante”. “Altri tipi di esiti sono quelli che si ripercuotono sulla qualità di vita e questo è il vero punto innovativo anche di questa campagna: poter inserire nel concetto di remissione non solo sintomatologica o anatomica, ma anche il concetto di miglioramento della qualità di vita e ripristino delle normali funzioni – sottolinea Armuzzi – è un concetto che potrebbe aprire una porta nell’evoluzione della medicina moderna nell’ambito delle malattie infiammatorie croniche intestinali (Mici)”. 

“Credo che il specialista, che si approccia a questo campo, debba formarsi attraverso alcuni punti cardine: il primo è scegliere la terapia più giusta possibile per quel singolo paziente: oggi abbiamo a disposizione molte terapie, quindi è importante conoscerle bene tutte e disegnarle sul paziente – afferma – Il secondo passo è monitorizzare il nostro intervento, rendendo partecipe a questo tipo di percorso anche il paziente, perché permette di valutarlo e di correggerlo, se non sta funzionando bene”. Il terzo ed ultimo punto fondamentale, conclude Armuzzi “è valutare sempre e comunque l’esito e capire che non si tratta solo di un esito sintomatologico e anatomico, ma deve anche riportare il del paziente relativo alla propria qualità di vita”. 

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