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sabato 18 Aprile, 2026
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Giuseppe Conte ph Ansa

Conte: “Se al Referendum prendono un calcio in faccia crolla tutto”

Il leader del M5S conferma i rischi del referendum per la maggioranza e attacca il governo per la mancanza di una linea chiara in politica estera, in particolare sull'Iran

Da Laura Laurenzi
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Giuseppe Conte rimane fermo sulle sue posizioni sul Referendum e sulla crisi in Iran. Nel primo caso, in un’intervista a SkyTg24, il leader del M5S ha ribadito che il voto è stato “politicizzato sin dall’inizio” dal governo Meloni, in quanto “nasce da un progetto per rivendicare la preminenza sulla magistratura”.

Dopo mesi complessi, l’Esecutivo si trova ora in una situazione delicata. “È un riequilibrio di poteri, quindi se perdono, perdono tantissimo, perché sono già in crisi sulla politica estera e sul resto non hanno fatto nulla, a patire dalla crisi economica”. Conte è tornato a ribadire come la scelta di Meloni di puntare sulla paura degli italiani – sostenendo che senza la riforma verranno messi in libertà immigrati irregolari, spacciatori e stupratori – si sia rivelata fallimentare.

“Questa è la loro unica riforma, se prendono un calcio in faccia dai cittadini è chiaro che crolla tutto, ma politicamente, poi magari restano abbarbicati lì”, ha sostenuto.

Sulla politica estera, la situazione non è migliore. “Non posso andare a palazzo Chigi se oggi Giorgia Meloni difende il genocida Netanyahu, che ha organizzato un genocidio a Gaza, e se dice di non avere una posizione chiara sull’attacco all’Iran”, ha spiegato il leader del M5S.

Il riferimento è all’invito giunto alle opposizioni dalla Presidenza del Consiglio per un incontro privato finalizzato a trovare una posizione comune da adottare in vista del Consiglio europeo del 19 e 20 marzo e sulla crisi del Golfo. Un confronto su cui Conte si dice scettico: “Mi mi siederò a Palazzo Chigi se l’Italia decide di rispettare la Costituzione e di condannare le azioni di Trump e Netanyahu”.

Inoltre,  l’ex premier ha ricordato che i confronti devono essere svolti principalmente in Parlamento, per rendere partecipe l’intera cittadinanza delle decisioni e delle idee dei singoli partiti e politici. “Se ci sono notizie riservate da dare si può chiedere di secretare le sedute”, ha ricordato per togliere ogni dubbio sull’utilità della decisione.

Il problema principale, però, rimane l’assenza di linea della maggioranza sul tema della politica estera. “Su questo fronte sono più unite le forze di opposizione”, ha ribattuto, mettendo in luce come sulla questione iraniana non vi siano mai stati problemi di allineamento.

Il primo passo da compiere in questo senso è quello di fare chiarezza sull’utilizzo delle basi Usa che si trovano sul territorio italiano. “Le nostre basi non vanno date neppure dal punto di vista logistico, perché Trump ha violato il diritto internazionale”, è la posizione di Conte.

Il volto del M5S ha ricordato come Bettino Craxi nel 1985 a Sigonella abbia schierato i carabinieri contro la task force americana per rivendicare la sovranità del nostro Paese. Un attacco velato che fa riferimento alla vicinanza di Giorgia Meloni a Donald Trump, con cui fatica a prendere una posizione forte e decisa. “Quel ponte che Meloni voleva essere fra Usa ed Europa è franato miseramente”, ha concluso con durezza.

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