Per la prima volta dopo più di un decennio, il Parlamento italiano è tornato ad esprimersi sul nucleare civile in Italia. La Camera ha dato il via libera al disegno di legge delega sul “nucleare sostenibile” con 155 voti favorevoli, 86 contrari e 8 astensioni, permettendo al testo di passare all’esame definitivo del Senato. Il governo vorrebbe procedere all’approvazione entro l’estate, così che i primi decreti attuativi possano essere emanati entro l’anno. La strada per il ritorno del nucleare è infatti piuttosto lunga e ogni ritardo potrebbe costare caro al Paese.
Cosa prevede il ddl sul nucleare sostenibile
Il Governo Meloni strizza l’occhio al nucleare con l’auspicio di rendere il Paese meno dipendente dal gas e dal petrolio estero. Il tutto però almeno tra un decennio: la costruzione dei mini reattori, così come la produzione della prima energia nucleare, non è prevista prima della metà degli anni ’30, come confermato dallo stesso ministro dell’Ambiente, Gilberto Pichetto Fratin. Un piano di lungo respiro, che rischia di dimenticare le contingenze attuali. La crisi energetica è in corso in questo momento e il governo sembra arrancare nella ricerca di una soluzione immediata che aiuti famiglie e imprese.
Solo il 3 giugno, dall’Ue è giunta l’esortazione a investire in energie rinnovabili che consentano il progresso del Paese e al contempo garantiscano l’indipendenza dell’Italia dagli importatori esteri. Una richiesta a cui il governo dovrà rispondere nei prossimi tre anni. Il ddl approvato oggi, invece, prevede che entro un anno dalla sua entrata in vigore siano emanati decreti legislativi per la produzione e l’utilizzo di energia da fonte nucleare sostenibile, per la fabbricazione del combustibile nucleare e per lo smantellamento dei siti nucleari ancora presenti in Italia.
PD e M5S scettici sulle tempistiche
Il campo progressista si è espresso contro il ddl, ad eccezione di Italia Viva che si è astenuta e di Azione che ha votato a favore. “La verità è che non sanno cosa fare. Ci impongono una legge delega sul nucleare spacciando tecnologie inesistenti sul mercato e soluzioni a 15-20 anni”, ha criticato Chiara Braga, capogruppo Pd alla Camera, sottolineando come nell’impianto del testo manchino dettagli fondamentali riguardanti il ritorno del nucleare.
Giuseppe Conte ha dichiarato di non essere ideologicamente contrario a questa scelta, ma di credere che la strada intrapresa dal governo non sia quella giusta, in quanto le tecnologie scelte per il ritorno di questa energia si basano su tecnologie datate e superate dal progresso: “Dovremmo investire subito sulla fusione nucleare per non rischiare, come sempre, di arrivare in ritardo su tutto”.
Avs organizza un flashmob contro il nucleare
“Vogliono il nucleare, un’energia estremamente costosa per continuare a mettere le mani nelle tasche degli italiani. Bloccano le rinnovabili ed è il segno del fallimento della strategia energetica di Meloni”, ha criticato Angelo Bonelli, co-leader di Avs, nel corso del flashmob organizzato dal suo partito per protestare contro il via libera. Il portavoce di +Europa ha sostenuto che il via libera alla Camera “ha fatto carta straccia della volontà popolare di 55 milioni di italiani, che con ben due referendum avevano detto no al nucleare”.
“Hanno confermato di essere contro gli interessi del Paese. Altro che patrioti, sono loro i primi ad essere contro l’interesse nazionale”, ha aggiunto Nicola Fratoianni di Sinistra Italiana. Inoltre, non può essere dimenticato come il ddl non citi ancora la costruzione di un deposito per i rifiuti radioattivi, su cui ancora non c’è una certezza. “Ministro Gilberto Pichetto Fratin, a parte le grafiche social in cui rilancia il nucleare, ci potrebbe dire dove intendete realizzare il deposito?”, ha scritto sui social il vicepresidente del M5S, Stefano Patuanelli, riportando il tema all’attenzione dell’opinione pubblica e del governo.
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