lunedì 27 Luglio 2026
Giorgia Meloni e Marina Berlusconi

Il fattore M. Berlusconi scuote il Governo Meloni: da FI arriva il “no” su preferenze e intercettazioni

La premier non vuole abbandonare il dossier delle preferenze e arriva a minacciare il voto anticipato se l'emendamento dovesse essere bocciato in Senato. FI tiene in ostaggio il dl Giustizia e immigrazione che contiene l'emendamento sulle intercettazioni a strascico. Nevi (FI): "Non lo voteremo"

Di Laura Laurenzi
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I dossier delle preferenze e delle intercettazioni a strascico potrebbero provocare la frattura definitiva tra FdI e FI. Entrambi i temi sono piuttosto cari a Marina Berlusconi, figlia del Cavaliere e personalità influente che pesa sulle decisioni del partito forzista. La Presidente del Consiglio, Meloni, non ha intenzione di abbandonare le preferenze all’interno della , ma proprio da arriva il “no” duro di Marina Berlusconi. Suo non le aveva mai apprezzate, in più l’assenza dell’alternanza di nelle liste non è accettabile.

Un “no” che si allarga anche al dossier sulle intercettazioni, su cui FdI sarebbe pronta ad accogliere la richiesta del procuratore nazionale antimafia Gianni Melillo, ampliando il perimetro dell’uso delle intercettazioni in procedimenti diversi da quelli per i quali sono state disposte. si trova a metà tra due fuochi: da un lato la fedeltà alla Presidente del Consiglio, dall’altro quella alla primogenita Berlusconi, capostipite della famiglia che in primis finanzia il suo partito. Così, anche il partito solitamente più accomodante con le sue idee rischia di abbandonare Giorgia Meloni.

FI: “Non voteremo l’emendamento sulle intercettazioni”

Per l’amministratrice delegata di Mondadori, invece, si tratta di una linea rossa invalicabile. Così, l’esame delle commissioni Affari costituzionali e Giustizia al Senato del decreto Giustizia e che contiene l’emendamento di FdI è definitivamente in stallo. “Non lo votiamo. Abbiamo detto e ripetuto che non possiamo votarlo”, ha ribadito ancora oggi il portavoce Raffaele Nevi. Il rischio è che il testo approdi in Aula senza relatore, i tempi strettissimi per la conversione in legge. Il sottosegretario di FdI Alberto Balboni ha comunque assicurato che le interlocuzioni sono ancora in corso.

D’altronde, la giustizia è un tema delicatissimo per gli Azzurri. Così FI alza un muro anche contro il decreto sulla legittima difesa. I deputati più vicini alla linea di Arcore, il viceministro della Giustizia Paolo Sisto, il capogruppo alla Camera Enrico Costa e il deputato Tommaso Calderone, hanno definito “inaccettabile” la linea della Lega, che vorrebbe ampliare il perimetro della legittima difesa eliminando anche la proporzionalità della risposta.

Meloni non molla le preferenze ma FI resta scettica

Il tema più spinoso, comunque, resta quello delle preferenze nella legge elettorale. “Sul tema delle preferenze ci saranno degli emendamenti, li valuteremo, ne parleremo e i gruppi decideranno in piena libertà sul da farsi”, ha dichiarato Tajani, aggiungendo: “Se ci sono stati franchi tiratori, ci sono stati in tutti i partiti”. Il riferimento è all’ipotesi circolata in ambienti vicini a Meloni che la bocciatura all’emendamento sulle preferenze presentato da FdI, Udc e Noi alla Camera sia stata causata dal voto dei forzisti più vicini a Marina Berlusconi.

La Presidente del Consiglio ha ribadito la volontà di ripresentare la tematica al Senato, convinta che l’assenza del voto segreto costringerà la maggioranza a compattarsi per evitare una crisi di governo. Il rischio però non è trascurabile. Meloni starebbe anche valutando un meccanismo per il riequilibrio di genere, con l’obiettivo di convincere le senatrici e poi le deputate a votare a favore.

Inoltre, la leader di FdI avrebbe chiarito che, nel caso in cui l’emendamento non dovesse passare, allora si procederà con il voto anticipato. Magari già a ottobre e, in caso di vittoria, FdI non sarà molto generoso con i partiti che non hanno sostenuto le sue battaglie.

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