Jurgen Habermas, uno dei più importanti filosofi e sociologi tedeschi del Novecento, si è spento all’età di 96 anni. Fu uno dei primi a individuare il dialogo razionale come pilastro della democrazia, fondata su un confronto libero tra cittadini. Condannò l’influenza del potere economico e degli apparati burocratici sulla vita sociale e criticò il marxismo per la sua analisi incapace di interpretare i cambiamenti storici recenti. Prese le distanze da ogni forma di estremismo intellettuale e politico, arrivando a definire alcune tendenze radicali come “fascismo di sinistra”.
Nato a Düsseldorf nel 1929, crebbe durante il regime del Terzo Reich e fu profondamente segnato dalle rivelazioni sui crimini del nazionalsocialismo dopo il 1945. Da pensatore di ispirazione illuminista, Habermas non credeva nella rivoluzione violenta, né metteva in discussione i pilastri della modernità, come la scienza e l’economia di mercato. Credeva però che la coesione sociale potesse essere mantenuta solo dalla “etica del discorso”, tra persone consapevoli e tolleranti.
Negli anni ’80 divenne protagonista di un’aspra polemica contro il revisionismo storico in Germania. Prese posizione contro il pensiero di studiosi come Ernst Nolte e Andreas Hillgruber, accusandoli di voler relativizzare i crimini nazisti. Difendeva invece l’idea di un “patriottismo costituzionale”, costruito su valori democratici universali e sulla responsabilità storica della Germania.
Negli ultimi anni intervenne anche sul futuro dell’Europa. Criticò la gestione tecnocratica dell’Unione durante la crisi finanziaria e le politiche promosse dalla cancelliera Angela Merkel. In tutta le sue opere difese l’idea che solo ragione, dialogo e partecipazione democratica possano garantire una convivenza libera da derive autoritarie.
Seguite La Sintesi sui nostri social!
