“Una frase di gravità assoluta”. Così il procuratore di Napoli Nicola Gratteri ha commentato le parole del vicepremier e leader di Forza Italia Antonio Tajani. Il magistrato ha parlato durante un dibattito sul referendum sulla riforma della giustizia organizzato dalla scuola di magistratura Iurisprudentia.
Secondo Gratteri, Tajani ha detto che il governo starebbe valutando di togliere la polizia giudiziaria dalla disponibilità del pubblico ministero nelle indagini e di metterla sotto il controllo dell’esecutivo. Una prospettiva che il procuratore ha giudicato pericolosa.
“Immaginate cosa vorrebbe dire”, ha spiegato. Polizia sotto il ministero dell’Interno, carabinieri sotto la Difesa, Guardia di finanza sotto il ministero dell’Economia. In questo quadro, un ufficiale che deve indagare sulla pubblica amministrazione potrebbe trovarsi in difficoltà, soprattutto se l’indagine riguarda sindaci, assessori o consiglieri regionali. Per Gratteri si tratterebbe di “un’involuzione”.
“Io uomo del Pd? Decidetevi”
Nel suo intervento il procuratore ha risposto anche a chi lo ha accusato di avere una posizione politica. Molti, ha detto, lo hanno definito vicino alla sinistra perché ha sostenuto il no al referendum.
Gratteri ha ricordato che in passato le stesse persone lo avevano descritto in modo opposto. “Nelle intercettazioni dicevano che ero fascista, anzi negli ultimi mesi prima della nomina a Napoli mi chiamavano nazista. E ora sarei del Pd? Mettetevi d’accordo”. Il magistrato ha citato anche la sua carriera per respingere le etichette. Quando ha presentato la candidatura per diversi incarichi – da Reggio Calabria alla Procura nazionale antimafia fino a Napoli – i membri laici del Pd al Csm, ha sottolineato, non lo hanno mai votato. “Ho ricordato questi fatti per spiegare perché sono qui e perché ho votato no”, ha concluso.
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