Il presidente Donald Trump prova a spegnere le tensioni sul fronte mediorientale. “Non invierò soldati in Iran”, ha detto, ribadendo una linea già espressa nei giorni scorsi. Un messaggio diretto, pensato per rassicurare l’opinione pubblica e allo stesso tempo tenere aperti i margini di manovra.
Trump ha aggiunto che gli Stati Uniti “sono in anticipo sul programma”, senza chiarire a cosa si riferisse. Poi la precisazione: “Se avessi intenzione di farlo, non ve lo direi. Ma non sto schierando truppe”. Una frase che lascia spazio all’ambiguità, ma che conferma la volontà di evitare un intervento sul campo.
Il caso del caccia americano
Intanto, sul piano militare, emergono segnali nuovi. Secondo la CNN, un caccia F-35 Lightning II statunitense è stato danneggiato durante una missione e ha dovuto effettuare un atterraggio di emergenza in una base Usa in Medio Oriente.
A riferirlo sono due fonti informate. Il portavoce del Comando centrale americano, il capitano Tim Hawkins, ha spiegato che il velivolo era impegnato in un’operazione di combattimento sull’Iran quando è stato colpito, con ogni probabilità, dal fuoco iraniano.
Il jet è riuscito ad atterrare senza conseguenze per l’equipaggio. L’episodio è ora sotto indagine. Se venisse confermato, si tratterebbe del primo caso in cui Teheran colpisce un aereo militare americano dall’inizio del conflitto, partito alla fine di febbraio. Un passaggio che potrebbe segnare un cambio di fase nello scontro.
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