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sabato 18 Aprile, 2026
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Antonio Tajani. ANSA/VINCENZO LIVIERI

Tajani: «Potremmo rinnovare il taglio delle accise». Ma la misura è un flop

Il Ministro degli Esteri da Confindustria: «Il nucleare è l'obiettivo numero uno, andiamo nella giusta direzione»

Da Sergio Di Laccio
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«L’energia è la madre di tutti i problemi». Lo ha detto Antonio Tajani durante la presentazione del Rapporto Primavera 2026 del Centro Studi Confindustria. Il vicepremier ha difeso l’intervento sui carburanti, ma ha aperto al rinnovo: «Abbiamo cercato di dare un primo segnale. Vorrei che non fosse necessario rinnovare la nostra scelta ma se la guerra non finisce saremo costretti a ridurre le accise». Senza proroghe, il taglio delle accise scadrà il 7 aprile.

Nuovi rincari sul carburante

Quello che Tajani non ha detto è che questo «primo segnale» è stato un buco nell’acqua. Due giorni dopo il decreto, solo il 60% dei distributori aveva ridotto i prezzi, mentre l’11,4% li ha aumentati. Il calo medio si era fermato a -14,5 centesimi al litro, ben lontano dai -24,4 promessi. E ora, dopo un adeguamento lento e singhiozzante che non ha mai riguardato la totalità dei distributori, i prezzi sono tornati a salire.
Secondo una nota dell’Unione Nazionale Consumatori, oggi si sono verificati «rialzi di gasolio e benzina in tutta Italia, con la benzina che supera 1,8 euro in autostrada e il gasolio che sfiora 2,10 euro».

Su nucleare e materie prime

Tajani ha indicato poi nel nucleare «l’obiettivo numero uno» per l’autosufficienza energetica. Secondo il Ministro degli Esteri, l’altro tema cruciale è quello delle materie prime critiche: «Abbiamo una strategia complessiva insieme agli Stati Uniti: stiamo cercando di trovare un percorso che permetta a tutta l’Unione europea di approvvigionarsi impedendo alla Cina di avere il monopolio».
Sul fronte economico, il ministro ha infine invitato la Bce a ridurre il costo del denaro: «Non è l’inflazione che può crescere dello 0,5 a fermare una politica monetaria a sostegno dell’economia reale». E avverte: in questo momento, un euro forte è «più pericoloso dei dazi».

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