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sabato 18 Aprile, 2026
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Conte e Grillo

Grillo vuole riprendersi il simbolo del M5s. Colucci: “Iniziativa anti-democratica. Appartiene alla comunità”

L'atto di citazione è stato notificato ieri al leader Giuseppe Conte con prima udienza fissata per il mese di luglio. Da via Campo Marzio: "Siamo tranquilli"

Da Maria Vittoria Ciocci
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Beppe Grillo vuole riprendersi il nome e il simbolo del M5s, di cui è fondatore insieme a Gianroberto Casaleggio – scomparso nel 2016. E così porta il leader pentastellato Giuseppe Conte davanti al giudice. Proprio ieri è stato notificato l’atto di citazione al tribunale di Roma, con la prima udienza fissata per il mese di luglio. L’iniziativa non ha scosso particolarmente gli esponenti in via di Campo Marzio, i quali per il momento si dicono “tranquilli”. Nel merito abbiamo sentito il deputato del M5s Alfonso Colucci.

Onorevole Colucci, Beppe Grillo può vincere la causa contro il leader del M5s Giuseppe Conte? 

“Assolutamente no. Grillo perderà questa causa. La votazione dell’assemblea costituente chiarì che il logo e il simbolo, così come i valori del Movimento, non appartengono né a Grillo, né a Conte, ma alla comunità. E non è una questione strettamente giuridica, ma democratica. Pensare che un soggetto, che ha il merito indubbiamente di aver fondato un movimento – co-fondato, perché non era solo –, lo possegga nei suoi valori, nel suo simbolo, nella sua denominazione è una concezione arcaica e profondamente anti-democratica”.

E Giuseppe Conte come ha reagito?

“Il presidente Conte, prima di essere il leader del M5s, è un giurista, avvocato e professore universitario. Ha quindi letto quelle carte con la serenità di chi conosce bene il diritto e di chi ha immediatamente valutato l’assoluta infondatezza delle tesi esposte”.

Quindi la causa non vi preoccupa?

“Siamo assolutamente tranquilli”.

La rottura nel 2021

I rapporti tra il leader del M5s Giuseppe Conte e Beppe Grillo si sono incrinati nel 2021, quando il fondatore accusò il presidente di voler trasformare il Movimento in un partito personale. Un attacco al quale Conte rispose assertivo: “Decida lui se fare il padre-padrone. Io non posso essere un prestanome”. Lo scontro è poi culminato con la modifica dello Statuto e l’esclusione definitiva del garante. Un affronto che il comico non ha mai perdonato.

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