La paura di uno strappo con Washington blocca Giorgia Meloni per un interno giorno. Dopo gli attacchi di Donald Trump a Papa Leone XIV, a Palazzo Chigi scatta la cautela. La premier sa che ogni parola può pesare sul rapporto con la Casa Bianca, un alleato centrale per il governo. Per questo esita, prende tempo, evita lo scontro diretto.
La prima risposta arriva al mattino. Una nota di sostegno al Papa, ma senza mai citare il presidente americano. Una scelta studiata per segnare una distanza, senza aprire un fronte con gli Stati Uniti. La linea è chiara: difendere il Pontefice, ma non rompere con Washington.
Quella prudenza però non convince. In Vaticano e nelle cancellerie europee cresce il dubbio sul senso del messaggio. Sui social monta la polemica e il silenzio del governo diventa un caso politico. A quel punto la paura cambia direzione. Non è più solo il rischio diplomatico con gli Stati Uniti, ma anche quello di perdere consenso in Italia. La premier capisce che serve una presa di posizione più netta.
Nel pomeriggio viene preparata una seconda nota. Il testo è pronto, ma resta fermo. Si prova ancora a evitare uno scontro frontale con la Casa Bianca. La priorità resta non incrinare il rapporto con Washington. Poi, nel tardo pomeriggio, arriva la decisione. Alle 18 la premier rompe il silenzio e condanna apertamente le parole del tycoon. “Pensavo che il senso della mia dichiarazione di questa mattina fosse stato chiaro”, scrive Meloni. “Trovo inaccettabili le parole del presidente Trump nei confronti del Santo Padre“, ha aggiunto la premier, prendendo le distanze dal presidente americano. Un equilibrio fragile: tra fedeltà all’alleato americano e difesa della propria credibilità politica nel Paese.
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