giovedì 13 Agosto 2026

Meloni teme lo strappo con Washington: rompe il silenzio sul Papa solo dopo nove ore

Pressioni politiche e paura del consenso: la premier cambia linea sugli attacchi di Trump a Prevost dopo una lunga giornata di incertezze

Di Redazione
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La paura di uno strappo con Washington blocca Giorgia Meloni per un interno giorno. Dopo gli attacchi di a XIV, a Palazzo scatta la cautela. La premier sa che ogni parola può pesare sul rapporto con la Bianca, un alleato centrale per il governo. Per questo esita, prende , evita lo scontro diretto.

La prima risposta arriva al mattino. Una nota di sostegno al Papa, ma senza mai citare il presidente americano. Una scelta studiata per segnare una distanza, senza aprire un fronte con gli Stati Uniti. La linea è chiara: difendere il , ma non rompere con Washington.

Quella prudenza però non convince. In Vaticano e nelle cancellerie europee cresce il dubbio sul senso del messaggio. Sui monta la polemica e il silenzio del governo diventa un caso . A quel punto la paura cambia direzione. Non è più solo il rischio diplomatico con gli Stati Uniti, ma anche quello di perdere consenso in Italia. La premier capisce che serve una presa di posizione più netta.

Nel pomeriggio viene preparata una seconda nota. Il testo è pronto, ma resta fermo. Si prova ancora a evitare uno scontro frontale con la Casa Bianca. La priorità resta non incrinare il rapporto con Washington. Poi, nel tardo pomeriggio, arriva la decisione. Alle 18 la premier rompe il silenzio e condanna apertamente le parole del tycoon. “Pensavo che il senso della mia dichiarazione di questa mattina fosse stato chiaro”, scrive Meloni. “Trovo le parole del presidente nei confronti del Santo Padre”, ha aggiunto la premier, prendendo le distanze dal presidente americano. Un equilibrio fragile: tra fedeltà all’alleato americano e difesa della propria credibilità politica nel Paese.

Leggi anche: Anche Meloni condanna Trump: “Sul Papa parole inaccettabili”

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