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sabato 18 Aprile, 2026
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Roberto Saviano ph Ansa

Chiamò Salvini “ministro della malavita”. Saviano assolto ma il vicepremier annuncia una nuova querela

Il giornalista era accusato di diffamazione per alcuni post pubblicati nel 2018 e indirizzati all'allora ministro dell'Interno, il quale aveva parlato di un'ipotetica rimozione della sua scorta

Da Redazione
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Roberto Saviano è stato assolto dall’accusa di diffamazione a lui rivolta dal ministro dei Trasporti e delle Infrastrutture, Matteo Salvini. Il giudice monocratico del Tribunale di Roma ha stabilito che i post pubblicati dal giornalista nel 2018, in cui definiva l’allora titolare del Viminale “ministro della malavita“, non sono da ritenersi diffamatori. Inoltre, lo scrittore si era rivolto in questi termini al ministro dopo che quest’ultimo aveva sostenuto nella trasmissione Agorà la possibilità di rimuovere la scorta all’autore di Gomorra. “Saranno le istituzioni competenti a valutare se corra qualche rischio, perché mi pare che passi molto tempo all’estero”, aveva dichiarato.

Saviano si è detto più che soddisfatto della sentenza. “Salvini per anni mi ha perseguitato letteralmente, facendo campagne elettorali su di me”, ha dichiarato subito dopo la sentenza, spiegando che questa “dimostra che Salvini aveva preso in considerazione la possibilità di riconsegnarmi ai clan”.

La risposta di Salvini a Saviano

Una riflessione che ha trovato dopo poche ore la dura risposta del ministro dei Trasporti. Matteo Salvini ha innanzitutto annunciato di non voler accettare la decisione del Tribunale e di essere pronto a querelare di nuovo il giornalista. Intervistato da Milo Infante a “Ore 14 Sera” su Rai2, il vicepremier ha ribadito la sua posizione di contrasto alla mafia. “Io i clan li combattevo. Durante il mio anno al ministero dell’Interno ho aperto due nuove sedi dell’agenzia dei beni confiscati alle mafie”, ha sottolineato, spiegando di non accettare in nessun caso l’appellativo scelto dal giornalista, anche se si tratta di una citazione di Gaetano Salvemini per sottolineare una tradizione di denuncia morale nei confronti del potere.

Per quanto riguarda le parole di Saviano sulla possibilità che la sua scorta venisse ritirata, Salvini si è mostrato più polemico. “Ho fatto il ministro e non gli abbiamo tolto assolutamente niente. Poi se a Saviano serve la scorta non è la politica a deciderlo. Se la Prefettura ritiene che gli serva…”, ha continuato convinto. Il ministro non ha risparmiato qualche frecciatina nei confronti della magistratura italiana: “Lo querelerò di nuovo. Magari troverò un altro giudice di sinistra che dirà che mi può dare del delinquente, del camorrista, del malavitoso”.

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