L’ex Presidente del Consiglio Romano Prodi, in un’intervista a La Stampa, insiste sull’urgenza di creare una coalizione capace di generare un’ondata popolare di partecipazione.
In occasione dei 30 anni dalla sua vittoria contro il Polo per le Libertà di Silvio Berlusconi, Prodi ricorda i tempi dell’Ulivo, con la consapevolezza che quell’esperimento politico non è più replicabile: “Questi trent’anni non sono passati, come si suol dire, in un attimo. Mi sembra proprio che sia trascorso un secolo. Non bisogna fissarsi sul passato e neppure rimpiangerlo. La storia non si ripete mai e tuttavia oggi si propone la stessa urgenza: una coalizione capace, come fece l’Ulivo, di suscitare un’ondata popolare di partecipazione, una coalizione che sia in grado di offrire un’idea di Paese. Questo ancora non c’è”.
Prodi: “Non bisogna seguire il cattivo esempio del centrodestra”
Secondo il professore il centrosinistra dovrebbe mettersi subito al lavoro per creare un progetto in grado di coinvolgere gli elettori e costruire un programma forte. Mette poi in guardia dal “cattivo esempio del centrodestra”: “Si deve partire dalle cose che è necessario fare. […] In questi quattro anni, ogni volta che è emersa una proposta nella coalizione di governo, una parte delle forze politiche del governo stesso si è opposta e non se ne è fatto più nulla. Tutte le necessarie proposte di riforma sono rimaste lettera morta, belle o brutte che fossero”.
Prodi: Serve un’ondata popolare
Per Romano Prodi il momento di difficoltà del Governo Meloni sarebbe quindi da attribuire proprio alla mancanza di un programma chiaro e non vorrebbe che il centrosinistra commettesse lo stesso errore, invitandolo a focalizzarsi sul coinvolgimento delle persone: “Anche oggi servirebbero un’onda popolare. La democrazia è richiamo al popolo. Un richiamo razionale che prepari obiettivi condivisi e poi li persegua. Questo fa riprendere vigore alla democrazia.”
Solo se venisse raggiunto l’obiettivo di costruzione di un’idea di futuro, dice sempre Romano Prodi, le primarie potrebbero avere un senso: “Si tracci un programma riformista e poi su quello si valuti chi sia il più adatto ad attuarlo. Con questo metodo le primarie si dimostreranno una cosa seria”. Solo in questo modo, infatti, per l’ex Presidente del Consiglio, si potrebbe evitare il pericolo insito in tutte le coalizioni, ossia che un partito voglia sempre “la sua remunerazione, a costo di mettere in crisi il governo”.
Seguite La Sintesi sui nostri social!
