Una notte di spari e uomini calati con le corde dagli elicotteri sul ponte di una nave. Le immagini diffuse dal Comando Centrale degli Stati Uniti mostrano una scena da operazione militare in piena regola. L’episodio è avvenuto domenica nel Golfo dell’Oman. Il cacciatorpediniere lanciamissili USS Spruance ha intercettato il mercantile iraniano Touska, che navigava nel Mar Arabico settentrionale, con rotta verso il porto di Bandar Abbas. Secondo le autorità americane, l’imbarcazione stava violando il blocco navale imposto dagli Stati Uniti e non ha risposto agli avvertimenti inviati per sei ore.
A quel punto la situazione è salita di livello. Il comando della nave da guerra ha ordinato all’equipaggio iraniano di evacuare la sala macchine. Subito dopo sono partiti diversi colpi di cannone diretti proprio contro il sistema di propulsione del mercantile. L’obiettivo era fermare la nave diretta in Iran senza colpirne l’equipaggio. La manovra è riuscita e il Touska è stato bloccato dalle forze statunitensi.
Poco dopo sono entrati in azione i Marines della 31esima Unità di Spedizione, una forza di circa 2.200 uomini arrivata in Medio Oriente nelle scorse settimane a bordo della nave d’assalto USS Tripoli. Nel video si vede un militare scendere da un elicottero e raggiungere i container sul ponte, mentre altri uomini prendono il controllo dell’imbarcazione.
La risposta di Teheran non si è fatta attendere. Secondo quanto riferito dall’agenzia di stampa iraniana Tasnim, vicina ai Guardiani della rivoluzione, dopo l’attacco americano contro la nave mercantile, le forze iraniane avrebbero colpito alcune unità militari statunitensi nel Golfo dell’Oman utilizzando droni. L’agenzia parla di una reazione diretta all’azione degli Stati Uniti contro il cargo, che era in viaggio dalla Cina verso l’Iran.
Al momento non ci sono conferme indipendenti né dettagli su eventuali danni o vittime. Gli Stati Uniti sostengono di aver agito nel rispetto delle regole e di aver usato la forza solo dopo ripetuti avvisi. Teheran, però, ha reagito con parole dure e ha promesso ritorsioni. Un segnale che la crisi nel Golfo rischia di allargarsi e di trascinare l’area in una nuova fase di scontro.
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