L’agenzia Tasnim smentisce nuovi negoziati a breve, nonostante le aperture americane. Il presidente Masoud Pezeshkian ha ribadito che «la Repubblica Islamica dell’Iran ha sempre accolto e continua ad accogliere il dialogo», ma ha accusato gli Stati Uniti di agire in malafede. «Il mondo è testimone delle vostre ipocrite e vuote parole e della contraddizione tra le vostre affermazioni e le vostre azioni».
Altrettanto cristallino il capo negoziatore Mohammad Bagher Ghalibaf: «Un cessate il fuoco completo ha senso solo se non viene violato da un blocco navale e dalla presa in ostaggio dell’economia mondiale, e se il bellicismo sionista viene fermato su tutti i fronti», ha scritto su X. E ancora: «La riapertura dello Stretto di Hormuz non è possibile in presenza di una palese violazione del cessate il fuoco. Non hanno raggiunto i loro obiettivi con l’aggressione militare e non li raggiungeranno nemmeno con il bullismo».
Un Trump più conciliante
Dal lato americano, parlando al New York Post Donald Trump aveva definito possibili nuovi negoziati e ipotizzato una tempistica di 36-72 ore. Anche perché la chiusura dello Stretto costerebbe all’Iran «500 milioni di dollari al giorno».
Nonostante il suo ottimismo sui negoziati sia stato di lì a poco sconfessato da Teheran, Trump ha di nuovo cercato di stemperare la tensione, ringraziando l’Iran e i suoi leader per aver la decisione di non giustiziare le otto manifestanti per le quali aveva invocato la grazia: «Ottime notizie!», ha scritto su Truth. «Sono appena stato informato che le otto manifestanti che sarebbero state giustiziate stasera in Iran non saranno più uccise. Quattro saranno rilasciate immediatamente e quattro saranno condannate a un mese di carcere».
Un Trump dunque oggi più conciliante, in versione Dr. Jekyll, che però, lo sappiamo, potrebbe trasformarsi in Mr. Hyde in qualsiasi momento.
Intelligence USA: “L’Iran conserva migliaia di missili e droni”
Una ragione di questo atteggiamento potrebbe essere la notizia, riportata da CbsNews citando fonti di intelligence, che l’Iran manterrebbe capacità militari superiori a quanto dichiarato da Casa Bianca e Pentagono. Circa la metà degli arsenali di missili balistici e dei sistemi di lancio sarebbe ancora intatta, e circa il 60% delle forze navali dei Guardiani della Rivoluzione resterebbe operativo, inclusi i motoscafi veloci. Le forze aeree, pur colpite, non sarebbero state annientate: secondo un’altra fonte, circa due terzi resterebbero operative dopo la campagna di Usa e Israele.
L’emittente cita inoltre una dichiarazione del capo dell’intelligence militare, il generale James Adams, in cui si afferma che «l’Iran conserva migliaia di missili e droni d’attacco che possono ancora minacciare gli Usa e le forze dei suoi partner in tutta la regione, nonostante la riduzione delle sue capacità».
Nuove tensioni nello Stretto di Hormuz
Nonostante la proroga della tregua, la tensione resta altissima. I pasdaran hanno attaccato tre navi cargo del gruppo Msc nello Stretto di Hormuz, sequestrandone due secondo fonti iraniane. Tra queste la Msc Francesca, ritenuta «collegata a Israele», e la Epaminondas, accusata di aver «manomesso i sistemi di navigazione» e sprovvista dei permessi che i Pasdaran ritengono necessari al transito. Atene ha però smentito il sequestro di quest’ultima, assicurando che tutti i membri dell’equipaggio sono sani e salvi nonostante i danni al ponte di comando. La terza nave, la Msc Euphoria, avrebbe subito danni prima di riprendere la navigazione e di gettare l’ancora, secondo i dati di Marine Traffic, a circa 13 miglia nautiche dal porto di Khor Fakkan negli Emirati.
Sei mesi per lo sminamento
Secondo il Pentagono, lo sminamento completo dello Stretto di Hormuz potrebbe richiedere non meno di sei mesi. La stima, riportata dal Washington Post sulla base di un briefing riservato al Congresso, tiene conto della possibile presenza di almeno venti mine posizionate dall’Iran, alcune delle quali attivabili a distanza tramite sistemi Gps. Si tratta di ordigni difficili da individuare e neutralizzare, anche per la complessità dei fondali e delle correnti nella zona. Per questo, anche in caso di accordo, il traffico marittimo potrebbe restare limitato a lungo, con effetti sui prezzi globali di petrolio e gas.
Alla missione di sminamento potrebbe partecipare, in una missione di coalizione assieme alle forze navali di Francia, Inghilterra, Olanda e Belgio, anche la Marina italiana. A confermarlo, il capo di Stato maggiore Giuseppe Berutti Bergotto. «La pianificazione prudenziale che ha fatto il capo di Stato Maggiore della Difesa prevede un gruppo basato su 2 cacciamine con un’unità di scorta e una logistica che ci permette di aumentare il periodo. In tutto 4 navi».
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