(Adnkronos) – Nulla spaventa Michael O’Leary, amministratore delegato di Ryanair. Nemmeno il rischio di avere una flotta di velivoli a terra senza carburante. Se la guerra in Medio Oriente dovesse perdurare e lo stretto di Hormuz rimanere bloccato, la compagnia aerea stima un rischio concreto per il 10-20% delle proprie forniture di carburante. “Per maggio le compagnie petrolifere rassicurano, ma su giugno non abbiamo certezze. Finché Trump gestirà così male la situazione in Medio Oriente, i prezzi rimarranno altissimi” avverte. L’area più esposta sarebbe la Gran Bretagna “che dipende direttamente dal Kuwait”. Nel breve termine, la situazione appare meno critica per il resto dell’Europa grazie alle diversificazioni dei rifornimenti – Norvegia, Africa Occidentale, Stati Uniti e Russia, “anche se questa non si può dire, ma il manager non nasconde che l’instabilità regna sovrana: “Se anche la guerra finisse domani, ci vorrebbero mesi per tornare alla normalità”. Il cherosene potrebbe tornare sotto i 100 dollari al barile solo a settembre.
Nonostante Ryanair abbia bloccato l’80% del carburante a 67 dollari al barile fino al 2027, il restante 20% ‘unhedge’ sta subendo impennate vertiginose: dai 74 dollari, prezzati a febbraio, di marzo, ai 150 dollari di aprile e maggio. Un costo che nel solo mese di aprile, è costato all’azienda 50 milioni di dollari extra. Se la situazione non dovesse migliorare e il prezzo rimanesse bloccato a 150 dollari al barile per 12 mesi. “Se il cherosene restasse a 150 dollari per un anno, il costo sarebbe di 600 milioni” spiega il ceo. Una pressione difficilmente sostenibile che potrebbe avere come conseguenza il termine delle operazioni di alcuni vettori: “Tra settembre e novembre compagnie come Wizz Air – che vorrebbe querelarmi ma non avrà il tempo di farlo – e Air Baltic potrebbero fallire”. Un'”ottima notizia” per il business della compagnia rilandese. Ma il mercato è nervoso: Le nostre azioni sono scese da 32 a 25 euro da quando Trump ha iniziato a bombardare l’Iran”. Difficile fare previsioni sull’andamento delle operazioni di Ryanair, nessuno ha la sfera di cristallo: “Non abbiamo visibilità sui prezzi del carburante a giugno, per non parlare del prossimo inverno”.
Nel mirino del ceo anche l’addizionale municipale, uno dei cavalli di battaglia per l’espansione della compagnia in Italia. “Le tasse aeroportuali sono peggio della guerra, fanno danni indicibili e per toglierle ci vuole un sacco di tempo. Le guerre finiscono generalemente in fretta, mentre le tariffe aeroportuali sono tasse stupide. Nessun governo trova mai le buone ragioni per tagliare una tassa. È questo il grande problema”. Critiche anche alla commissione europea e al sistema Ets (Emission Trading System), che andrebbe abolito.
“I commissari europei sono inutili – incalza O’Leary -, ora stanno lottando sui bagagli a mano negli aerei. Per questo dico, datevi una mossa, abolite gli Ets o almeno riduceteli”. Parlando del mercato italiano, il manager ha definito Ita come “una succursale di Lufthansa” con un risvolto positivo: “Almeno i contribuenti e il governo italiano non dovranno più farsi carico delle sue perdite”. Certo l’operazione “ha fatto del male ai viaggiatori italiani” con una riduzione delle rotte domestiche, per alimentare gli hub di Francoforte e Monaco della compagnia tedesca, senza una crescita delle rotte interne ed esterne al Bel Paese. Una mossa che ha creato maggiori ooportunitò di crescita per Ryanair. “Siamo i primi in Italia. Nel 2026 abbiamo trasportato 69 milioni di passeggeri, il 68% in più rispetto al pre-Covid. Serviamo 32 aeroporti , di cui 20 sono basi operative con 11 aerei, per 11 miliardi di dollari di investimenti, oltre 800 rotte e oltre 55mila posti di lavoro”.
Nonostante le turbolenze, O’Leary si prepara a restare al comando. Nonostante un contratto in scadenza nel 2028, è in fase di finalizzazione l’accordo con il consiglio di amministrazione per l’estensione fino al 2032. “Spero di annunciarlo a breve e ottenere l’approvazione a settembre”. Da qui ai prossimi due anni può succedere di tutto, ma “l’unica buona notizia è che dal 2029 Trump non sarà più alla Casa Bianca. Speriamo solo che chi verrà dopo non faccia danni quanto lui”.
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