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giovedì 23 Aprile, 2026
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World Press Photo 2026

“Separati dall’Ice”: la foto di Carol Guzy vince il World Press Photo

Uno scatto che racconta la violenza delle politiche antimigratorie dell'amministrazione Trump. Al centro c'è una famiglia costretta a separarsi all'improvviso dopo una semplice udienza in tribunale

Da Redazione
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Lo strazio e la disperazione dipinti sul volto di tre donne, mentre con la poca forza che è rimasta loro si aggrappano alla maglia di quello che è semplicemente il loro papà e il loro marito. Per l’ICE, invece, è un criminale, un immigrato irregolare che deve essere espulso dal Paese. Il tutto immortalato dalla fotografa statunitense Carol Guzy dell’agenzia di stampa Usa Zuma e dell’iWitness Institute per il Miami Herald, che si è aggiudicata con questo scatto il primo premio al World Press Photo 2026.

Un’immagine che rappresenta la sofferenza provocata dalle politiche antimigratorie adottate dall’amministrazione Trump, che ha fatto dell’ICE, l’agenzia federale responsabile delle frontiere, il suo principale strumento di repressione e controllo. Al centro dello scatto c’è Luis, un migrante ecuadoriano, che è stato arrestato e separato dalla moglie Cocha e dai figli dopo un’udienza presso il tribunale dell’immigrazione di New York il 26 agosto 2025. Guzy ha potuto immortalare questo momento in uno dei pochi edifici federali statunitensi dove è stato consentito l’accesso ai fotografi.

La vincitrice del World Press Photo

Sono diversi i livelli di lettura dietro questa foto. In primis, una critica nei confronti delle politiche statunitensi di deportazione forzata, spesso sinonimo di violenze e violazioni dei diritti umani. Poi, la prova materiale di come una politica governativa si stia arrogando il diritto di sperare le famiglie, sfruttando la buona fede di chi, sperando nella clemenza, si presenta alle udienze a cui è convocato.

Questa immagine è stata selezionata da un lavoro più ampio di Guzy, “Arresti dell’Ice presso il tribunale di New York“, premiato nella categoria “Storie per la regione Nord e Centro America“. “Questo riconoscimento mette in luce l’importanza cruciale di questa storia nel mondo”, ha commentato la fotografa, sottolineando come il mondo sia testimone della sofferenza di intere famiglie, che vedono strappata la loro dignità da uno Stato che avrebbe dovuto accoglierli.

“In una democrazia, la presenza della macchina fotografica in quel corridoio diventa un atto di testimonianza: racconta una politica che ha trasformato i tribunali in luoghi di vite distrutte”, ha aggiunto convinta, ricordando l’importanza dell’azione del fotogiornalismo indipendente. Una foto che assume un’importanza fondamentale anche in Italia, arrivando a poche ore dall’approvazione del Dl Sicurezza in cui, in attesa di un decreto correttivo, è presente una norma che voleva incentivare i rimpatri forzati dei migranti, strizzando l’occhio alle politiche di remigrazione sempre più presenti negli Usa.

Leggi anche: Svuotare la norma senza cancellarla: il trucco sul bonus remigrazione

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