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domenica 26 Aprile, 2026
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Stati Uniti pronti all’attacco su Hormuz se salta la tregua con Teheran

Washington rafforza la presenza militare nel Golfo e studia contromosse per proteggere le rotte del petrolio nello Stretto, mentre il cessate il fuoco in Iran resta appeso a un filo

Da Alessio Matta
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Gli Stati Uniti preparano scenari di guerra nel caso in cui la tregua con l’Iran crolli. Secondo quanto riportato dalla Cnn, le forze armate americane hanno già predisposto piani di emergenza per colpire le difese iraniane nello Stretto di Hormuz, uno dei punti più delicati del pianeta per l’economia e la sicurezza globale.

L’obiettivo è chiaro: impedire a Teheran di bloccare il passaggio delle navi in quel tratto di mare da cui transita circa il 20% del petrolio mondiale. Nei piani del Pentagono rientrano operazioni mirate contro mine navali, imbarcazioni veloci d’attacco e batterie costiere. In sostanza, neutralizzare ogni minaccia che possa chiudere la rotta energetica più sensibile del Golfo Persico.

Dalla Casa Bianca il messaggio resta prudente ma fermo. Un funzionario della Difesa ha spiegato che tutte le opzioni restano sul tavolo e che i militari continuano a fornire al presidente Donald Trump possibili soluzioni operative. Lo stesso Trump ha invitato a non accelerare i tempi: «Siamo stati in Vietnam per 18 anni, in Iraq per anni. In Iran da sole sei settimane. Non mettetemi fretta», ha detto rispondendo ai cronisti.

Il presidente ha anche voluto chiarire un punto cruciale sul piano militare. «Non userò l’atomica», ha dichiarato, escludendo l’impiego dell’arma nucleare nel confronto con Teheran. Una frase che punta a rassicurare gli alleati e a contenere l’escalation, anche se il rafforzamento delle forze navali americane racconta una preparazione costante a ogni scenario.

Nel frattempo la tensione si allarga anche al Libano. Trump ha annunciato la proroga di tre settimane del cessate il fuoco tra Israele e Beirut dopo un incontro alla Casa Bianca con rappresentanti dei due Paesi. Una pausa fragile, segnata da nuovi attacchi tra Hezbollah, sostenuto dall’Iran, e le forze israeliane. Il presidente ha detto di vedere buone possibilità di arrivare a un accordo di pace entro l’anno, ma il clima resta incerto.

A rendere il quadro ancora più delicato c’è l’invio di un’altra portaerei statunitense nell’area, segnale di una presenza militare crescente. Intanto la guerra continua a lasciare ferite profonde. L’uccisione della giornalista libanese Amal Khalil durante un’operazione militare nel sud del Libano ha scatenato proteste e polemiche. Un episodio che ricorda come, dietro le strategie e le mosse diplomatiche, il prezzo più alto resti sempre quello pagato dai civili e da chi racconta il conflitto sul campo.

Leggi anche: A Washington iniziano i colloqui tra Israele e Libano

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