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sabato 18 Aprile, 2026
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Giornata della pizza: perché si festeggia proprio il 17 gennaio?

Dalle corti reali alle nuove frontiere tecnologiche, scopriamo i retroscena della pietanza che ha conquistato il pianeta

Da Davide Cannata
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Il profumo del basilico fresco e il sapore del pomodoro si fondono ogni 17 gennaio in un rito che unisce fede religiosa e orgoglio nazionale. Questa data non è casuale: coincide con la festa di Sant’Antonio Abate, storico protettore di tutti coloro che maneggiano il fuoco e la farina.
Sebbene le istituzioni internazionali non abbiano ancora siglato un riconoscimento ufficiale del legame tra il Santo e l’arte bianca, tale connessione resta un pilastro della cultura partenopea.

Dal 2017, l’UNESCO tutela l’Arte Tradizionale del Pizzaiolo Napoletano come patrimonio dell’umanità, riconoscendo in modo indelebile la pizza come simbolo globale di eccellenza artigianale. In questa giornata, l’Italia si accende di menù speciali e sconti dedicati, mentre all’estero la percezione cambia: ogni Paese interpreta la celebrazione secondo la propria identità. Gli Stati Uniti, ad esempio, festeggiano il National Pizza Day il 9 febbraio, confermando come questo piatto sia ormai un linguaggio universale declinato in molteplici tradizioni locali.

La leggenda della Regina e il mistero storico

Le origini della pizza affondano in un passato remoto, fatto di focacce di cereali guarnite con carni e formaggi dai popoli dell’antichità. La parola “pizza” compare ufficialmente per la prima volta in un documento di Gaeta datato 997, sebbene allora indicasse una torta ben diversa da quella moderna.

La vera rivoluzione arriva con la leggenda della Margherita, una storia che ancora oggi accende il dibattito tra studiosi e appassionati. La versione più nota racconta che nel 1889 il pizzaiolo Raffaele Esposito creò la pizza con pomodoro, mozzarella e basilico per omaggiare la Regina Margherita di Savoia in visita a Napoli. Tuttavia, alcune fonti storiche ricordano che ingredienti simili erano già descritti nei testi di Francesco De Bourcard, circa trent’anni prima. Esposito intuì però il valore simbolico di quell’omaggio, battezzando con il nome della sovrana un piatto già diffuso tra il popolo napoletano.

Dal consumo di massa al futuro tecnologico

La lettera di ringraziamento della Casa Reale resta un cimelio che suggella l’incontro tra nobiltà e cultura popolare. Le cronache dell’epoca confermano che la Regina Margherita apprezzò sinceramente la semplicità della pizza, elevando un cibo umile a fenomeno di costume amato anche nelle corti.

Al di là del fascino delle leggende sabaude, i numeri dicono molto: gli Stati Uniti superano l’Italia per consumo totale di pizza, confermandosi i maggiori consumatori del pianeta. Un dato che riflette la capacità di questo prodotto di adattarsi a ogni tavola, cultura e gusto.

Il futuro guarda ora alla tecnologia: le stampanti alimentari sono pronte a sfornare pizze personalizzate in pochi minuti. Tuttavia, come sottolineano i puristi, nessuna macchina potrà mai sostituire il calore del forno a legna e la maestria del pizzaiolo. È proprio lì, tra manualità e passione, che continua a battere il cuore autentico della pizza napoletana.

A cura della redazione

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