Il centrodestra si spacca sul Melonellum, la proposta di legge elettorale per il 2027. Fratelli d’Italia torna a mostrare disponibilità a possibili correzioni del testo attraverso un dialogo con le opposizioni. Apertura non accolta di buon occhio da queste ultime, che vedono nei tentennamenti della maggioranza la totale assenza di unità.
Il tema è emerso nuovamente durante le audizioni in commissione Affari costituzionali alla Camera, dove diversi costituzionalisti hanno sollevato dubbi – sia di carattere politico, sia in tema giuridico – sul rischio di incostituzionalità della legge. Tra questo, Marilisa D’Amico e Giovanni Tarli Barbieri, che hanno ricordato come oggi un ricorso alla Corte costituzionale possa arrivare in tempi molto rapidi. Questo significa che, qualora la riforma venisse approvata entro l’autunno, la Consulta potrebbe pronunciarsi proprio a ridosso delle prossime elezioni politiche.
Un potenziale epilogo che preoccupa non poco il partito guidato da Giorgia Meloni. Soprattutto considerando che il testo dovrebbe comunque passare al vaglio del presidente della Repubblica Sergio Mattarella prima della promulgazione. Ed è questa, in fondo, la ragione per cui il presidente della Camera Lorenzo Fontana ha invitato caldamente gli alleati a costruire una riforma condivisa anche dalle opposizioni. L’obiettivo è evitare scontri istituzionali.
Il dilemma sul confronto con le opposizioni (e non solo)
Negli ultimi giorni esponenti della maggioranza hanno ribadito la disponibilità al confronto. Tra questi Andrea De Priamo, Tommaso Foti e Giovanni Donzelli di Fdi. Linea condivisa anche dal vicepremier Antonio Tajani, il quale – oltre a escludere fratture interne – si è detto favorevole a un dialogo con il centrosinistra. Tuttavia, la convocazione di un nuovo vertice dei leader del centrodestra con i rispettivi tecnici lascia intendere che i nodi da sciogliere siano ancora numerosi.
I problemi principali del Melonellum riguardano soprattutto il premio di maggioranza e il funzionamento del sistema tra Camera e Senato. Alcuni giuristi hanno evidenziato il rischio concreto che le due Camere producano maggioranze differenti, eventualità che potrebbe creare instabilità politica – quella che la premier vorrebbe contrastare. Per questo i tecnici della maggioranza starebbero studiando una clausola correttiva che, in caso di risultati divergenti, farebbe scattare una redistribuzione proporzionale dei seggi.
Altro punto critico è il cosiddetto “listone nazionale”, che si comporrebbe di 70 candidati, previsto dalla riforma. Una lista bloccata di queste dimensioni, dicono gli esperti, rischierebbe di entrare in conflitto con i principi fissati dalla Corte costituzionale nella sentenza del 2014 che bocciò il Porcellum. Anche dentro la maggioranza emergono posizioni diverse. Nazario Pagano (FI) spinge per modificare il sistema e tornare a un meccanismo simile a quello del vecchio Porcellum, con seggi assegnati attraverso le liste territoriali dei singoli partiti. Ma questo mette di traverso la Lega di Matteo Salvini, che sperava di poter competere con FdI proprio grazie al listone, ottenendo un numero di posti superiore al peso elettorale.
Seguite La Sintesi sui nostri social!
