Marco Rubio arriva a Roma con un obiettivo chiaro: ricucire. Dopo settimane di tensione tra Washington e gli alleati europei, la visita del segretario di Stato americano serviva a mandare un segnale di stabilità all’Italia e alla Nato. Ma il risultato finale appare lontano da un vero disgelo. L’incontro con Giorgia Meloni a Palazzo Chigi è stato descritto dalla premier come un confronto “franco” tra alleati che difendono i propri interessi nazionali. Una formula diplomatica che nasconde un clima ben diverso. Perché mentre Roma cerca di mantenere saldo il rapporto con gli Stati Uniti, da Washington continuano ad arrivare messaggi contraddittori.
Rubio ha ribadito il sostegno alla collaborazione transatlantica, parlando di Ucraina, Medio Oriente, Libia e sicurezza nel Mediterraneo. Ma poche ore dopo ha lasciato cadere una frase che pesa come un macigno sui rapporti con l’Europa: “Alcuni Paesi europei ci hanno negato l’uso di quelle basi per un’emergenza molto importante”, ha detto riferendosi alle operazioni americane contro l’Iran. Parole che hanno incrinato il tono distensivo della visita romana e riaperto il tema della fiducia tra Washington e gli alleati Nato.
Sul possibile ritiro delle truppe americane dall’Europa, Rubio non ha rassicurato fino in fondo. “C’è sempre un piano per effettuare una rotazione all’interno della Nato ma in ultima analisi la decisione spetta a Trump”, ha spiegato ai giornalisti. Una frase che conferma come la minaccia agitata dal presidente americano resti concreta e continui a preoccupare molte cancellerie europee, Italia compresa.
Il segretario di Stato ha anche precisato che con Meloni “non abbiamo parlato di basi”, cercando di evitare nuovi attriti con il governo italiano. Ma il messaggio politico è rimasto forte: gli Stati Uniti continuano a vedere parte dell’Europa come un alleato utile solo a fasi alterne.
Per Palazzo Chigi non è una situazione semplice. Meloni ha investito molto sul rapporto con la Casa Bianca e sulla vicinanza al fronte conservatore americano. Ora però rischia di trovarsi schiacciata tra la fedeltà atlantica e una linea trumpiana sempre più dura verso gli alleati europei. Nel punto stampa finale il capo della diplomazia americana ha affrontato anche il dossier ucraino, mantenendo una linea fredda e pragmatica. “Restiamo pronti a fare da mediatori ma non vogliamo perdere tempo se gli sforzi non vanno avanti”, ha detto. Una posizione che conferma la volontà americana di tenere aperto il dialogo, ma senza esporsi in un sostegno illimitato a Kiev.
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