La crisi del governo Meloni si nota anche nelle più piccole decisioni. Dopo lo scandalo dei mancati fondi al documentario su Giulio Regeni, il ministro della Cultura, Alessandro Giuli, ha deciso di fare pulizia. Secondo quanto anticipato dal Corriere della Sera, sarebbero già partiti i decreti di revoca per due nomi ai vertici del Mic: Emanuele Merlino, responsabile della segreteria tecnica del ministero e uomo di fiducia del sottosegretario alla Presidenza del Consiglio Giovanbattista Fazzolari, ed Elena Proietti, a capo della segreteria personale del ministro, saranno presto licenziati.
Come riporta la testata, il primo non avrebbe vigilato sul documentario di Giulio Regeni e la seconda non si sarebbe presentata in aeroporto e non avrebbe partecipato alla missione del ministro a New York dello scorso mese. Il caso dei finanziamenti del ministero ai film di “alto valore culturale” sta provocando non pochi problemi a Giuli. Oltre alle proteste dei lavoratori e dei sindacati del mondo del cinema, si aggiungono anche le indagini della Guardia di Finanza, esortata dallo stesso Mic a comprendere se i fondi siano stati devoluti a lungometraggi realmente meritevoli.
Giuli e la crisi del governo Meloni
Il caso del documentario su Giulio Regeni avrebbe irritato profondamente il ministro, consapevole che il fedelissimo Merlino fosse a conoscenza del processo e della sua conclusione. Figlio di Mario Merlino, figura storica della destra che militò in Avanguardia nazionale, e braccio destro di Fazzolari, il responsabile della segreteria tecnica è stato silurato con una certa velocità, con l’obiettivo di evitare nuovi scandali nel ministero.
Dopo il caso del Teatro della Fenice, a Venezia, e lo scontro con Pietrangelo Buttafuoco per la Biennale, Giuli desidera attimi di tranquillità e pace. Negli ultimi mesi le polemiche intorno a via del Collegio Romano si sono moltiplicate e l’opposizione non si è lasciata sfuggire l’occasione di colpire il governo attraverso una sua diretta emanazione. Dalla sconfitta al referendum della Giustizia, il governo Meloni affronta una crisi interna senza precedenti, che costringe i suoi vertici a eliminare ogni elemento “scomodo” per evitare ulteriori scandali.
Il centrosinistra, però, non si è lasciato sfuggire questa nuova occasione. “L’elenco delle dimissioni e delle uscite nel governo Meloni ormai è lungo”, ha ricordato il responsabile Cultura nella segreteria nazionale del Pd, Sandro Ruotolo. “È il segno di una maggioranza attraversata da guerre interne, regolamenti di conti, scontri tra correnti e leadership in competizione”, ha continuato, mettendo in luce i punti deboli sempre più evidenti di questo esecutivo.
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