Le parole di Vladimir Putin in occasione delle celebrazioni del giorno della Vittoria non potevano che riaccendere il dibattito sulla postura che il governo italiano e i partner europei dovrebbero tenere sulla questione ucraina. Ad oggi quella del presidente russo appare infatti qualcosa di ibrido tra l’apertura e la provocazione, e ha avuto l’effetto, probabilmente desiderato, di mettere in luce le fratture interne al fronte europeo, dove Putin sa di poter trovare molti interlocutori che, per ragioni diverse, sono favorevoli al dialogo.
La Lega gioca di sponda
«L’Europa non lasci cadere nel vuoto l’apertura di Putin. Dopo 4 anni di guerra, morti e sanzioni, la parola torni alla diplomazia», ha scritto la Lega in una nota breve quanto netta, a suo modo coerente con gli anni e anni in cui ha agito da sponda per la propaganda putiniana, sin da prima dello scoppio del conflitto con Kiev, a seguito del quale è comunque rimasta fedele battendosi per la rimozione delle sanzioni.
La linea entusiasta del Carroccio non trova però molto seguito tra le fila degli altri partiti di maggioranza. Il deputato di Forza Italia Alessandro Cattaneo ha ricordato che «la volontà di Putin l’abbiamo misurata in questi anni, nei continui attacchi contro civili, nei tentativi di pace tutti falliti. Vedremo dai fatti se ci sarà un cambio nelle volontà o se si tratta di una boutade». Altrettanto scettico ma più diplomatico il portavoce azzurro Raffaele Nevi: «Se Putin apre uno spiraglio è positivo, ma ogni decisione va presa a livello europeo».
+Europa e Pd all’attacco
Le reazioni più dure alla nota della Lega sono arrivate dal leader di +Europa Riccardo Magi e da Filippo Sensi (Pd).
«Invocare il dialogo purchessia con Putin e accusare l’Ue, come fa la Lega di Salvini, vuol dire essere il ventre molle della propaganda russa per fare gli interessi di Putin e non dei cittadini italiani ed europei. Bisogna fermare le mire imperialiste della Russia sull’Europa: non può esserci una pace giusta senza un vero cessate il fuoco e il ritiro delle truppe russe dal territorio ucraino» ha dichiarato Magi.
Sulla stessa linea il senatore Pd Filippo Sensi: «Che le menzogne di Putin possano trovare orecchie benevole nella Lega e non solo non è purtroppo una novità. L’apertura del Cremlino la conosciamo da anni e anni, ed è fatta di bombardamenti, droni, carri armati, sangue e morte».
L’apertura di Bonelli
Ma anche nel campo progressista la strategia e le sensibilità sono diverse. «La proposta di aprire un negoziato per porre fine alla guerra in Ucraina deve essere valutata con la massima attenzione dall’Europa» ha detto il leader di Avs Angelo Bonelli. «Non può essere esclusa in partenza: va verificata concretamente la reale volontà di Putin di arrivare alla pace. Dopo quattro anni di guerra, con circa 1,8 milioni di vittime tra morti, feriti e dispersi su entrambi i fronti, è un dovere cercare di fermare la guerra».
Una linea simile a quella predicata dal Movimento 5 stelle che, pur non mettendo in discussione il sostegno all’Ucraina e il mantenimento delle sanzioni contro Mosca, ritiene che per porre fine alla guerra la riapertura di un canale dialogo sia inevitabile.
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