Alla vigilia del 25 aprile, ultimo giorno utile ai fini della conversione ma soprattutto giorno della Festa della Liberazione, la Camera dei Deputati ha approvato in via definitiva il Decreto Sicurezza con 162 voti favorevoli, 102 contrari e un astenuto. Una legge liberticida, in odore di incostituzionalità, e che già necessita una correzione per la norma sui rimpatri assistiti per superare le perplessità di Mattarella. Ma la maggioranza festeggia intonando l’inno nazionale.
Il Decreto correttivo
Al di là delle speranze di qualche incrollabile ottimista, che viste le tempistiche sempre più serrate aveva iniziato a credere davvero nel miracolo, c’erano pochi dubbi che il governo riuscisse ad andare a dama. Nonostante il pasticcio sul bonus per i rimpatri assistiti, che renderà necessario un decreto correttivo per superare almeno in parte le obiezioni di incostituzionalità, la destra non ha mai tentennato: “Si va avanti” avevano dichiarato a più riprese Meloni, Piantedosi, Salvini e tutti i mammasantissima del governo. E così hanno fatto. Poi si sono incontrati in Consiglio dei Ministri, nell’aula del governo a Montecitorio, e in una riunione lampo hanno approvato il decreto con cui sarà corretta la norma finita sotto la lente di Mattarella, che è però soltanto una delle tante norme problematiche (per usare un eufemismo) della nuova legge.
Bella Ciao e l’Inno di Mameli
In apertura di seduta, prima del voto, diversi deputati di opposizione hanno ricordato la Festa della Liberazione di domani, intonando anche “Bella Ciao”. In risposta, dai banchi della maggioranza si è levato l’inno di Mameli, canto al quale ha finito per partecipare buona parte dell’aula ma non la Lega.
Al termine di quello che Salvini ha definito un “festival canoro”, è intervenuto Gianfranco Rotondi di Fratelli d’Italia: “Mi percorreva un brivido sentire ‘Bella ciao’, che ho ascoltato cantare dagli amici di mio padre socialista e antifascista, da chi la cantava per la libertà e per l’amore. Oggi invece viene usata per dividere”. E ha aggiunto: “Se al posto di Togliatti ci fossero stati i ‘mozzaorecchi’ della sinistra di oggi, difficilmente questo Paese avrebbe avuto 80 anni di libertà, pace e civiltà”.
La CGIL: “Norme palesemente incostituzionali”
A Rotondi ha replicato duramente Nicola Fratoianni, leader di Avs: “I mozzaorecchi della sinistra di oggi, collega Rotondi, sono coloro che vengono da una lunga storia. La storia di chi ha dato il sangue per liberare questo Paese. La storia di chi è morto per consentire anche a voi, a chi ha il simbolo del suo partito la fiamma tricolore del movimento sociale italiano di poter parlare nell’aula del Parlamento della Repubblica”. Ma anche grazie ai Rotondi e a quel partito con la fiamma nel simbolo, oggi il Parlamento della Repubblica ha approvato una norma autoritaria e indegna di un paese civile.
Oltre ai partiti di opposizione, sulla conversione si è espressa subito anche la CGIL: ”Un provvedimento sbagliato che non serve al Paese e crea caos e ingiustizia, prova della debolezza e dell’arroganza del Governo, costruito dentro una logica repressiva e imposto con forzature continue” ha scritto il sindacato in una nota. “Nonostante la sconfitta del referendum, le piazze di questi mesi e le critiche arrivate da soggetti sociali, associazionismo, avvocatura e magistratura, ha preferito varare norme palesemente incostituzionali alla vigilia del 25 aprile”.
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