Il decreto sicurezza procede a rilento al Senato e rischia di trasformarsi in un percorso a ostacoli per la maggioranza. Su 1.215 emendamenti presentati, circa 150 sono stati dichiarati inammissibili, ma ne restano oltre mille da valutare, in larga parte delle opposizioni. Un numero che rende inevitabile l’allungamento dei tempi, con l’esame sospeso in attesa dei pareri della Commissione Bilancio e destinato a riprendere a breve.
Tempi stretti e ipotesi fiducia
Il calendario è serrato: il decreto è atteso in Aula il 14 o 15 aprile e dovrà essere convertito entro il 25 aprile, passando anche dalla Camera. La maggioranza valuta diverse opzioni per evitare lo stallo: dalla definizione di un pacchetto minimo di modifiche condivise con le opposizioni fino a un unico emendamento “corposo” da presentare direttamente in Aula. Questa strategia renderebbe però più complesso un eventuale voto di fiducia: per regolamento, infatti, la fiducia è un voto sull’intero provvedimento, e comporta dunque la decadenza degli emendamenti presentati; l’unico escamotage sarebbe porre la fiducia soltanto dopo l’approvazione dell’emendamento ritenuto prioritario.
Le norme più controverse
Il Dl Sicurezza contiene misure molto discusse: dalle regole sui rimpatri dei migranti al fermo preventivo di 12 ore per i soggetti ritenuti “sospetti o pericolosi”, fino al cosiddetto “scudo penale” che prevede, per chi ha commesso un reato ma invoca una causa di giustificazione (ad esempio la legittima difesa), l’iscrizione nel nuovo “registro delle persone interessate ai fatti” anziché nel registro degli indagati. È in particolare su questi punti che si concentra la maggior parte degli emendamenti delle opposizioni, che denunciano l’impatto del decreto sulle libertà civili e sul diritto di manifestazione.
La correzione sui coltelli
Anche il centrodestra ammette la necessità di correggere alcune parti del Dl Sicurezza, in particolare, l’articolo sul divieto di porto di coltelli. A seguito dell’eliminazione del concetto di “giustificato motivo”, non è infatti prevista alcuna circostanza in cui sia ammesso portare con sé un coltello, neanche per attività lavorative o sportive: al momento, anche un escursionista che ha con sé un coltellino pieghevole tecnicamente rischierebbe la reclusione fino a tre anni e un’ammenda da 1.000 a 10.000 euro. L’obiettivo della maggioranza sarà quindi chiarire quali tipologie rientrino nel divieto e prevedere delle deroghe.
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