Giorgia Meloni riferirà domani alla Camera in uno dei momenti più delicati dall’inizio del suo governo. Il discorso che la presidente del Consiglio sta preparando in queste ore punta a dare un segnale di controllo, ma anche a chiedere compattezza politica davanti a uno scenario che nell’esecutivo viene descritto come fragile.
Il nodo Iran e i timori sulla sicurezza
Al centro delle preoccupazioni dell’esecutivo c’è la crisi con l’Iran. Lo scenario resta instabile, tra escalation militare e il rischio di un allargamento del conflitto. Nei ministeri si parla del ritorno di uno spettro che sembrava lontano: quello nucleare. È su questo terreno che la premier proverà a spostare il confronto parlamentare, chiedendo una pausa nello scontro politico con l’opposizione.
Un messaggio che era stato anticipato dal ministro della Difesa Guido Crosetto, che in Aula ha invitato tutte le forze politiche a restare unite davanti a una situazione che mette in gioco la sicurezza nazionale e il ruolo dell’Italia sul piano internazionale.
Energia, il vero fronte della crisi
La questione più concreta resta quella energetica. Il possibile blocco dello Stretto di Hormuz, snodo centrale per il traffico di petrolio, rappresenta il dossier più sensibile sui tavoli tecnici del governo. Tra le ipotesi allo studio circolano misure pesanti: riduzione dei consumi, limiti all’uso dei condizionatori, più lavoro da casa e perfino targhe alterne nelle grandi città.
Viene escluso, invece, il ritorno alla didattica a distanza. L’idea è intervenire su trasporti e abitudini quotidiane per contenere la domanda di energia e ridurre l’impatto di una eventuale crisi delle forniture.
La cautela del governo
Nonostante le simulazioni, la linea ufficiale resta prudente. Le misure più drastiche vengono considerate scenari estremi, legati a una chiusura prolungata di Hormuz. L’obiettivo è evitare allarmismi e non alimentare tensioni sui mercati e tra i cittadini.
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