I sondaggi di Only Numbers parlano chiaro: Fratelli d’Italia (fdl) perde due punti percentuali rispetto alla scorsa rilevazione del 4 marzo. Il partito di Giorgia Meloni scende al 27,3%, braccato dal Partito Democratico al 22,3% e dal Movimento 5 stelle al 11,7%. Scendono lievemente anche gli altri partiti di maggioranza, con Forza Italia all’8,8% e la Lega all’8,3%. Seguiti da Alleanza Verdi e Sinistra che rimane stabile al 6,5%. Ci sono poi i vannacciani di Futuro Nazionale al 3,4%, Azione al 3,2%, Italia Viva al 2,4%, +Europa all’1,9% e infine Noi Moderati allo 0,7%.
In generale, quindi, è proprio il partito fdl, guidato dalla premier, a provocare un brusco calo nel sostegno dell’esecutivo. Il centrodestra raggiunge infatti il 45,1%, mentre il campo largo – cresciuto dello 0,8% – conquista il 44,8%. Gli astenuti e gli indecisi del sondaggio Only Numbers si attestano al 44,7%, in calo dell’1,2% rispetto all’ultima rilevazione.
È il risultato dell’era post-referendum. Un’amara sconfitta alle urne di ben 7 punti percentuali, alla quale si aggiungono lo scandalo che lega Andrea Delmastro delle Vedove al prestanome del clan Senese, Mauro Caroccia, ma anche le dimissioni a effetto domino di Giusi Bartolozzi e Daniela Santanchè. E, come ultimo pezzo del puzzle, la rivelazione della giornalista Claudia Conte, che ha ammesso con nonchalance la liaison con il ministro dell’Interno Matteo Piantedosi.
Una serie di dinamiche che, per quanto alcune non riguardino direttamente la presidente, stanno intaccando inevitabilmente la sua aura di leader dominante nel panorama nazionale e internazionale. Perché le sue scelte sbagliate non riguardano soltanto la cerchia di collaboratori, ma anche gli alleati occidentali. Donald Trump, l’uomo che Meloni voleva candidare al Nobel per la Pace, è divenuto il fautore di una guerra di cui non si comprende tutt’oggi l’origine. E così, nel giro di poche settimane, la premier ha perso il “tocco magico” che l’aveva resa – apparentemente – invincibile.
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