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martedì 28 Aprile, 2026
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Giusi Bartolozzi. ANSA_Maurizio Brambatti

«Tutta colpa di Bartolozzi»: il Ministero cerca un capro espiatorio per la grazia a Minetti

Debora Serracchiani chiede le dimissioni di Nordio, che difende la regolarità dell'iter ma chiede ulteriori verifiche alla Procura di Milano. Possibile la revoca dell'atto

Da Sergio Di Laccio
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Il caso della grazia a Nicole Minetti ha aperto una frattura tra Via Arenula e il Quirinale. Dopo la richiesta di chiarimenti arrivata dal Colle, all’interno del dicastero si è subito innescato uno scarico di responsabilità che punta il dito verso l’ex capo di gabinetto Giusi Bartolozzi.

«Tutta colpa della Zarina»

Negli ambienti del ministero, la linea difensiva ha preso forma in poche ore. «È stata lei, la Zarina. Tutta colpa sua, come al solito. Una decisione così delicata non poteva che passare per le sue mani. Come sempre, del resto. L’ha gestita lei, perché lei non ha mai lasciato spazio a nessuno», è il commento attribuito da Il Fatto Quotidiano a chi è vicino al ministro Carlo Nordio.
Bartolozzi, figura centrale nella gestione del ministero fino a poco tempo fa, al momento non ha rilasciato dichiarazioni. Si sono trincerate nel silenzio anche Vanessa Gurrieri, Sabrina Mostarda e Antonia Giammaria, ai vertici rispettivamente dell’ufficio grazie, degli Affari interni e degli Affari di giustizia.

La richiesta di dimissioni e la replica di Nordio

La responsabile Giustizia del Pd, Debora Serracchiani, è tornata a chiedere le dimissioni del Ministro: «Cosa sta aspettando Meloni a far fare un passo indietro al ministro Nordio? Non c’è più tempo da perdere: la sua permanenza alla Giustizia si sta rivelando dannosa e il dicastero appare privo di guida e controllo».
«Prima di chiedere le mie dimissioni l’On. Serracchiani avrebbe dovuto rileggere, visto che è laureata in giurisprudenza, l’art 681 del codice di procedura penale, sui provvedimenti relativi alla grazia» le ha replicato Carlo Nordio, che nel corso di una telefonata ha anche assicurato alla premier Giorgia Meloni di aver «rispettato la legge». Nel frattempo, poiché «nessuno degli elementi presentati in recenti articoli di stampa consta agli atti della procedura», il Ministro ha chiesto alla Procura generale di Milano ulteriori verifiche sulla pratica. Un passaggio che Nordio e Bartolozzi avrebbero dovuto fare prima di inoltrare a Mattarella la richiesta di grazia.

La revoca della grazia

Se dovesse emergere con chiarezza che la grazia è stata concessa sulla base di presupposti falsi, si aprirebbe uno scenario giuridicamente complesso. L’articolo 681 del codice di procedura penale non prevede infatti la revoca della grazia e il provvedimento produce effetti immediati a favore del beneficiario. Restano però dei margini giuridici: si potrebbe ipotizzare una rinuncia da parte dell’interessato oppure un intervento in autotutela secondo i principi generali del diritto amministrativo, che consentono di modificare o annullare atti viziati nei presupposti.
Precedenti di questo tipo, però, non ce ne sono: se è già accaduto che Mattarella revocasse la grazia, come anche il suo predecessore Giorgio Napolitano, non è mai successo in ragione della documentazione inesatta inoltrata dal Ministero della Giustizia.

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