lunedì 25 Maggio 2026

Dalla solitudine della sindrome schizoide all’auto sulla folla a Modena: la storia di Salim El Koudri

Sotto esame il passato clinico del 31enne: nessun precedente, una laurea in Economia e mesi senza lavoro

Da Alessio Matta
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Per chi vive nel palazzo di Ravarino era un ragazzo silenzioso, riservato, quasi invisibile. Nessuno immaginava che Salim El Koudri, 31 anni, avrebbe preso la sua utilitaria e l’avrebbe lanciata sul marciapiede di via Emilia, a Modena, travolgendo i passanti in pieno giorno. Ora gli investigatori cercano di capire cosa abbia spinto il giovane italo-marocchino a compiere il gesto.

Le indagini della Digos e dell’Antiterrorismo si stanno concentrando sulla vita personale e sanitaria del 31enne, nato a Seriate, in provincia di Bergamo, da genitori marocchini e residente da tempo nel Modenese. Gli agenti hanno acquisito le sue cartelle cliniche al Centro di igiene mentale di Castelfranco Emilia, dove fino a circa due anni fa era seguito per un disturbo schizoide della personalità.

Gli investigatori hanno anche perquisito il suo appartamento a Ravarino, un comune distante pochi chilometri dal luogo dell’investimento multiplo. Dentro casa sono stati sequestrati il telefono cellulare e altri supporti informatici utili a ricostruire contatti, ricerche e spostamenti delle ultime settimane. Secondo quanto emerso, El Koudri non aveva precedenti penali né segnalazioni alle forze dell’ordine. Gli esami eseguiti dopo il fermo hanno escluso l’assunzione di alcol e droghe, anche se resta aperta la verifica sull’eventuale utilizzo di farmaci.

Chi lo conosce lo descrive come una persona chiusa, con pochi rapporti sociali. Da tempo cercava un impiego senza riuscire a trovarlo. Si era laureato in Economia aziendale, ma non avrebbe avuto un’occupazione stabile negli ultimi mesi. Nell’abitazione non sarebbero stati trovati documenti, immagini o materiali legati a gruppi estremisti o ambienti islamisti. Gli investigatori, però, non escludono nessuna pista. Per questo stanno analizzando i movimenti del conto corrente e il contenuto del cellulare, così da verificare eventuali contatti sospetti o accrediti di denaro senza spiegazioni.

Tra le ipotesi al vaglio c’è anche quella di un gesto legato a rancori personali. Gli inquirenti vogliono capire perché il 31enne abbia scelto proprio quel tratto di via Emilia, davanti ad alcuni negozi, e se avesse avuto rapporti con commercianti o attività della zona. Alcune persone che lo conoscevano sono già state ascoltate per chiarire se, nelle ore precedenti all’attacco, avesse parlato della volontà di fare del male a qualcuno o mostrato segnali di forte tensione.

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