lunedì 25 Maggio 2026

Sul caso Maldive partono due inchieste parallele: il nodo è chi abbia autorizzato l’immersione

Il ministero del Turismo maldiviano sospende la licenza alla "Duke of York". Gli inquirenti si concentrano su procedure, controlli e brevetti

Da Redazione
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Due inchieste parallele, una alle Maldive e una in Italia, cercano ora di ricostruire minuto per minuto ciò che è accaduto durante l’immersione costata la vita a cinque sub italiani, avvenuta a oltre sessanta metri di profondità. Ma più passano le ore, più l’attenzione degli investigatori si concentra non soltanto sulla dinamica dell’incidente, quanto soprattutto sull’organizzazione della spedizione e sul rispetto delle procedure previste per immersioni tecniche estreme.

Il primo provvedimento è arrivato dal ministero del Turismo maldiviano, che ha disposto la sospensione a tempo indeterminato della licenza della “Duke of York”, la safari boat sulla quale viaggiava il gruppo italiano. Una decisione motivata dalla gravità della tragedia ma che, secondo fonti locali, rappresenta solo l’avvio di una verifica molto più ampia su autorizzazioni, brevetti e protocolli adottati durante la crociera.

Gli investigatori maldiviani stanno acquisendo la documentazione relativa all’imbarcazione e alle società coinvolte nell’organizzazione del viaggio. Parallelamente, in Italia, la procura che ha aperto il fascicolo sentirà testimoni e acquisirà relazioni tecniche e certificazioni per chiarire eventuali responsabilità nella gestione dell’immersione.

Le indagini

La spedizione era stata sponsorizzata dal tour operator piemontese Albatros Top Boat, con sede a Verbania, e organizzata a bordo della “Duke of York”, appartenente alla società maldiviana Island Cruiser Limited Company di Malé. La linea del tour operator è già delineata: la società sostiene di non essere mai stata informata della previsione di immersioni a oltre i trenta metri e afferma che, se ne fosse stata a conoscenza, non avrebbe autorizzato l’attività.

Un punto tutt’altro che secondario. Alle Maldive, infatti, le immersioni oltre determinate profondità richiedono permessi specifici rilasciati dalle autorità marittime locali, oltre a protocolli di sicurezza molto rigidi. “Da parte nostra non era stata avanzata alcuna richiesta”, ha spiegato la legale della società Orietta Stella. Anche l’università di Genova, coinvolta per la presenza nella spedizione della docente Monica Montefalcone, ha dichiarato di non essere stata informata di immersioni così profonde.

Ed è proprio su questo nodo che si concentra gran parte dell’inchiesta: capire chi abbia autorizzato la discesa oltre i limiti ordinari e con quali modalità operative sia stata gestita un’immersione considerata altamente tecnica. Dai primi accertamenti emergerebbe infatti il sospetto che le procedure adottate non fossero adeguate alla complessità della discesa.

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