Il piano carceri presentato dal ministro della Giustizia, Carlo Nordio, è stato dimenticato. Mentre il governo si barcamena cercando di non logorarsi eccessivamente in vista delle prossime elezioni, la situazione negli istituti penitenziari italiani diventa ogni giorno più insostenibile. A denunciarne i fallimenti e le mancanze è il XXII Rapporto di Antigone che, attraverso 102 visite di monitoraggio svolte in tutta Italia dall’Osservatorio sulle condizioni di detenzione, descrive una situazione catastrofica e ai limiti del rispetto dei diritti garantiti dalla Costituzione.
La piaga dei suicidi in carcere
Sono diversi i livelli che ad oggi necessitano di un intervento urgente. Un vero e proprio “Piano Marshall per le carceri”, come lo ha definito l’associazione Antigone, specificando che senza un intervento strutturato la situazione non potrà che peggiorare. Nel 2025 almeno 82 persone si sono tolte la vita in carcere e dall’inizio del 2026 i suicidi sono già 24. Gli atti di autolesionismo restano oltre quota 2.000 ogni 10.000 detenuti: significa che mediamente un detenuto su cinque compie gesti di violenza contro se stesso. Numeri che dimostrano l’insostenibilità della condizione carceraria, caratterizzata da isolamento, chiusura, disperazione, noia e sofferenza. Gli stessi dati confermano un trend preoccupante: le carceri italiane sono sempre meno sicure.
L’immobilismo del governo sull’emergenza carceri
L’accusa più grave, però, riguarda l’incapacità delle carceri italiane di riformare. La detenzione non può essere considerata solo una punizione, ma anche un momento in cui chi delinque può imparare che c’è altro oltre l’illegalità. Eppure in Italia le carceri vengono viste solo come uno strumento di privazione della libertà nei confronti di chi ormai non ha più speranze di essere reinserito nella società. Anche per via di questa convinzione, i fondi stanziati per le carceri vengono osservati dall’opinione pubblica con sospetto, perché utilizzabili per altre necessità, magari non dedicate a chi ha deciso di non rispettare la legge.
Sembra però che il governo abbia deciso di farsi scudo di questo stereotipo, abbandonando del tutto l’emergenza carceraria. Così, in vista del caldo torrido dell’estate, cresce la preoccupazione per le tensioni tra detenuti e anche per i possibili nuovi tentativi di suicidi. Al 30 aprile 2026 il tasso reale di sovraffollamento ha raggiunto il 139,1%. Vuol dire che sono appena 22 gli istituti in Italia in cui i detenuti non sono un numero maggiore dei posti disponibili.
Il governo Meloni ha fallito sulla sicurezza
Le motivazioni sono diverse. In Italia non sono aumentate le persone che delinquono, ma sono state inasprite le pene e di conseguenza i tempi della detenzione. Uno strumento che si è rivelato inutile, viste le percentuali di recidive. Oggi solo il 40,8% delle persone detenute è alla prima carcerazione. Il 45,9% è già stato in carcere da una a quattro volte. Il 10,6% da cinque a nove volte. Il 2,7% addirittura più di dieci volte. Dati che dimostrano anche il fallimento del reinserimento dei detenuti nella società. Una condizione che di fatto spegne le speranze dei carcerati di poter avere una vita che esuli dagli errori già commessi.
Le carceri sempre più chiuse e pericolose
Una disperazione aumentata dall’assenza di tempo passato all’aria aperta. Antigone ha denunciato che il 60% dei detenuti trascorre quasi tutta la giornata in cella. Una chiusura che aumenta le tensioni e che scatena spesso episodi violenti e di crisi. Nell’ultimo anno le aggressioni contro la polizia penitenziaria sono passate da 2.154 a 2.423 (+12,4%); le aggressioni tra persone detenute sono passate da 3.356 nel 2021 a 5.812 nel 2025 (+73%); gli atti turbativi dell’ordine e della sicurezza sono aumentati del 27,6%.
Questa situazione può essere migliorata solo con un reale interesse da parte del governo italiano. “Per un esecutivo che ha approvato due decreti sicurezza in pochi mesi è paradossale che ignori quanto oggi il carcere sia un luogo insicuro e che produce insicurezza”, ha spiegato il presidente di Antigone, Patrizio Gonnella, mettendo in luce l’ennesima contraddizione del governo Meloni, incapace di ammettere il suo fallimento su uno dei temi a esso più cari.
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