Un fascicolo d’indagine è depositato sulla scrivania della procuratrice aggiunta Lucia Lotti e del pm Stefano Opilio. Al suo interno figurano i reati di tortura, sequestro di persona, danneggiamento con pericolo di naufragio e rapina. Una catena di atti illeciti di cui gli attivisti della Global Sumud Flotilla, abbordati in acque internazionali e trattenuti ad Ashdod, sono vittime.
Prosegue, quindi, l’inchiesta della Procura di Roma nel merito del trattamento riservato ai passeggeri del complesso navale umanitario da parte delle Forze di occupazione di Tel Aviv. Accertamenti che, questa volta, convergono sulla figura del ministro della Sicurezza Itamar Ben Gvir. La rogatoria, volta a individuare le identità dei responsabili, ha avuto il via libera. Mentre sulle ingiurie pronunciate dall’esponente estremista non ci sono dubbi. Il video è virale sui social, quindi accessibile alle autorità italiane.
Nel frattempo i legali della Sumud Flotilla hanno annunciato nuovi esposti, che verranno aggiunti a quelli già presenti nel fascicolo. “Le violazioni dei diritti fondamentali sono state documentate e rivendicate dalle autorità israeliane. Dimostrano ancora una volta l’assoluta incuranza per il diritto internazionale e per le regole minime che fondano ogni Stato di diritto”, la denuncia degli avvocati, “le violenze e le vessazioni di ogni genere vengono esibite trionfalmente e pubblicate su canali ufficiali, offrendo un’evidenza incontrovertibile di ciò che sta accadendo”.
Secondo quanto riporta Repubblica, nelle denunce si ricostruisce anche l’operazione condotta dalle Iof tra l’1 e il 2 ottobre 2025: le imbarcazioni sarebbero state intercettate dalla marina israeliana in acque internazionali, nella zona Sar – Search and Rescue, ndr – egiziana. Gli esposti parlano di navi circondate e colpite con idranti, nonostante gli equipaggi “in alcun modo” avessero “manifestato segnali di ostilità”. La nave Karma, con a bordo anche cittadini italiani, sarebbe stata bloccata a 36 miglia da Gaza e costretta a dirigersi verso un porto israeliano.
I legali degli attivisti sostengono che l’intera operazione sia avvenuta “senza alcuna base giuridica internazionale”, definendo l’iniziativa “simile a un atto di pirateria”. Per loro, si tratta di “sequestro di persona”.
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