A 34 anni dalla strage di Capaci, l’attentato terroristico-mafioso in cui venne ucciso il magistrato Giovanni Falcone, il dolore provocato da quell’esplosione è più vivo che mai. “La strage di Capaci, manifestazione tra le più sanguinarie della disumanità mafiosa, fu un attacco di inedita ferocia contro la libertà e la dignità degli italiani”, ha ricordato il presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, che si è stretto al dolore della famiglia di Falcone, di sua moglie Francesca Morvillo e di Antonio Montinaro, Rocco Dicillo e Vito Schifani, i membri della sua scorta che persero la vita quel 23 maggio.
“L’eredità di Falcone e Borsellino costituisce un patrimonio etico e civile che appartiene alla nostra democrazia”, ha ribadito Mattarella, ponendo l’accento sull’importanza del ricordo come deterrente. Un pensiero condiviso anche da Giorgia Meloni. “Ricordare oggi questa dolorosa pagina della nostra Storia significa non lasciare che il sacrificio di chi ha dato la vita per la giustizia venga dimenticato”, ha continuato il Presidente del Consiglio, sottolineando che proprio con questo fine l’Italia ha istituito la Giornata Nazionale della Legalità: “Dalla memoria e dalle nostre scelte quotidiane possiamo costruire un futuro libero dalla paura e dall’indifferenza”.
Pd, M5S e Avs: “No all’ipocrisia del governo sulla lotta alla mafia”
I membri del governo e dell’opposizione si sono uniti al coro di rispetto e riconoscenza nei confronti di chi ha perso la vita per combattere la mafia, ricordando qual è la vera anima dell’Italia. “Dobbiamo andare al più presto al governo”, ha sostenuto il presidente del M5S Giuseppe Conte per “spazzare via tutte quelle norme che hanno spuntato le armi investigative, dato spazio alla corruzione e in qualche modo favorito spazi di impunità per la classe politica e i colletti bianchi”.
Un pensiero condiviso anche dal resto dell’opposizione. La lotta alla mafia non può essere soltanto commemorazione. Deve tradursi nella capacità di alzare una barriera etica sempre più netta contro personaggi discussi, contro chi è in grado di spostare voti in maniera opaca, contro chi costruisce consenso attraverso promesse che hanno il sapore del ricatto. Perché il rischio più grande, oggi, è considerare normale ciò”, ha criticato il democratico Sandro Ruotolo.
Angelo Bonelli di Avs ha ricordato come la lotta alla mafia non debba essere una battaglia tutta italiana. “L’Unione europea rappresenta un attore decisivo nel contrasto al crimine organizzato”, ha spiegato, invitando ad una più ampia collaborazione su questo fronte, affinché ogni azione sia realmente efficace.
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